
Fornire combustibile al qualunquismo endemico nazionale, consentendo agli altri di praticare l’esercizio mentale secondo cui, in fondo, i politici sono tutti uguali, tornando così alla casella di partenza come nei giochi da tavolo.
Dai, guarda, il Movimento 5 Stelle doveva aprire il Parlamento «come una scatola di tonno», affermando il principio dell’ «uno vale uno», e invece tu li hai notati adesso? Il primo giorno di governo, addirittura, quello che dicevano fosse «di sinistra», Fico, era andato in autobus fino a Montecitorio per prendere possesso delle stanze di presidente della Camera. Adesso invece i loro blazer sono uguali a quelli altrui, altro che discontinuità.
Vuoi mettere poi essere usciti a creare dal nulla un leader destinato anche a essere imitato da Ubaldo Pantani sia da Dario Ballantini di “Striscia”, Giuseppe Conte? Chi l’avrebbe mai detto che un avvocato devoto di padre Pio avrebbe un giorno ricevuto addirittura gli auguri da Donald Trump? Lascia perdere che ne ha sbagliato il nome, resta pur sempre un miracolo, la dimostrazione che il santo di Pietrelcina vedeva comunque lontano, al punto di aver dato addirittura a Conte la possibilità di passare alle cronache politiche come premier double face, prima al governo con il leghista Salvini, poi con l’odiato PD, non sono forse record questi?
Sarà vero che il 30% agli elettori umbri pentastellati si siano astenuti trovando inaccettabile, se non proprio contro natura, la scelta di andare con il Partito democratico di Zingaretti? E in ogni caso siamo proprio certi che il Movimento 5 Stelle avesse la tempra per resistere alle sollecitazioni di Matteo Renzi, alle sue qualità funamboliche?
Certo, adesso l’amorevole Travaglio prova a rassicurare in nome della continuità dicendo che fra qualche giorno nessuno ricorderà più l’esistenza stessa della verde Umbria, ma basterà per ritenere che sia tutto come prima?
O non sarebbe piuttosto che Beppe Grillo, facendo ritorno alla salopette, concluda il suo capolavoro a dispetto di tutto e di tutti, confermi che è stato soltanto un gioco, un trucco, una scommessa vinta sia davanti all’improvvido Fassino che lo aveva sfidato ad affrontare le urne quando sembrava che in piedi ci fossero solo i gazebi sia di fronte a se stesso, e, così facendo, sbaracchi tutto, dicando appunto ai suoi “… e l’ultimo chiuda la porta”. Slam! O piuttosto Sbang? E dal mattino del giorno dopo si dedichi a nuove imprevedibili, mirabili imprese, che so, a creare un grande parco acquatico per turisti della politica, anzi, della vita. Splash!
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