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Si può dire? Del caso Siri non ce ne frega nulla

 

Lo ammettiamo, con rammarico: a noi del destino di Armando Siri, sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti, non ci interessa nulla. Meglio: ci interessa chiarisca i suoi rapporti con il lobbysta Franco Arata. Ci interessa sapere se ha o meno intascato mazzette per favorirne gli interessi. E ci interessa sapere se tra questi interessi ci sono quelli di Matteo Messina Denaro, come ipotizzano gli inquirenti. Ma per ora c’è un avviso di garanzia, nemmeno un rinvio a giudizio, tantomeno una condanna di primo grado, figurarsi una definitiva.

Che problema c’è, quindi, se Siri rimane al suo posto? Con tutti gli occhi puntati addosso e una procura che indaga su di lui, che può fare? Evidentemente, non inquinare le prove né fuggire, né reiterare il reato, altrimenti la procura ne avrebbe chiesto l’arresto cautelare. Proprio per questa valutazione, le sue dimissioni ora come ora non hanno alcun senso, quindi, se non quello – al solito – dell’opportunità politica, del segnale da dare ai cittadini, eccetera, eccetera. Alla faccia della presunzione d’innocenza, una formuletta, pare di capire, buona solo quando non ci sono indagini a carico.

Le dimissioni di Siri non hanno – non avrebbero – senso in qualunque normale Stato di diritto, dicevamo, ma in Italia sono il caso politico della settimana, con Salvini e Di Maio che ne discutono da giorni, come se dalla scelta su Siri – che da sottosegretario non può nemmeno essere sfiduciato in parlamento: può solo dimettersi in autonomia – dipendesse la sopravvivenza dell’esecutivo.

Un balletto stucchevole, che peraltro il Movimento Cinque Stelle sta giocando in chiave tutta elettorale, sperando che l’intransigenza su Siri permetta a Di Maio di rosicchiare qualche voto alla Lega in vista delle Europee. Ricordiamo, se non foste convinti della strumentalità del caso, che Virginia Raggi, nonostante tutte le indagini a suo carico avviate nel corso degli anni, è ancora lì al suo posto. Giustamente, al suo posto.

Al netto di ogni garantismo, la vicenda è fastidiosa anche perché alza il livello dello scontro interno alla maggioranza su una vicenda d’importanza secondaria, laddove invece col reddito di cittadinanza precluso agli stranieri, col decreto sicurezza che amplia lo spettro della legittima difesa, con la chiusura dei porti, con i sequestri di persona sulle navi, questioni politiche di primaria importanza, il Movimento Cinque Stelle non ha ritenuto di dover porre alcun problema. Se uno straniero viene discriminato nei suoi diritti, tutto bene. Se un sottosegretario è ancora al suo posto mentre stanno indagando su di lui, giù il governo.

Ecco: magari quando facciamo la conta dei disastri di questo Paese, mettiamo pure in conto settimane come queste, in cui per appagare quel po’ di ipocrita bava giacobina che ancora cola dalla bocca da un Paese che pratica illegalità diffusa come pochi altri al mondo, si paralizza l’attività del Governo per decidere delle sorti di un sottosegretario indagato. Altrove, per la cronaca, stanno discutendo di emergenze climatiche e di futuro dell’Europa. Ma se a voi piace così, vi lasciamo volentieri a scannarvi su Siri. Spegnete la luce, quando avete finito

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