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Sottosegretari, verso il rinvio delle nomine

TENSIONI NEL GOVERNO

A quanto si apprende da fonti dell’esecutivo, si andrebbe verso uno slittamento ad altro Consiglio dei ministri, dal momento che non sarebbe pronta la lista dei partiti. All’ordine del giorno del Cdm in programma alle 15 non compare la nomina dei sottosegretari

di Andrea Gagliardi

12 settembre 2019


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2′ di lettura

Sembra destinata a slittare la nomina, prevista per oggi, dei sottosegretari del governo Conte. A quanto si apprende da fonti dell’esecutivo, si andrebbe verso uno slittamento ad altro Consiglio dei ministri, dal momento che non sarebbe pronta la lista dei partiti. All’ordine del giorno del Cdm in programma alle 15 non compaiono infatti né la nomina dei sottosegretari né i decreti per l’assegnazione ai ministri di alcune deleghe: tra le altre, il Turismo a Dario Franceschini e il Commercio estero a Luigi Di Maio. Fonti M5s sostengono di non sapere si riuscirà a chiudere oggi o se sarà necessario un rinvio.

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Senza i sottosegretari il lavoro del governo non può davvero iniziare. Fino alla fine il premier Giuseppe Conte ha pressato per una accelerazione affinché si chiudesse entro oggi. Ma la lista completa dei 42 sottosegretari del nuovo governo ancora non c’è. Restano da sciogliere alcuni nodi. Un braccio di ferro è in corso tra M5s e Pd su due deleghe pesanti del ministero dello Sviluppo: Telecomunicazioni ed Energia, che nel vecchio governo aveva tenuto Di Maio. Per le Tlc i Dem vorrebbero Antonello Giacomelli (che potrebbe anche guidare l’Agcom) e per l’Energia l’assessore laziale Gian Paolo Manzella, esperto d’innovazione. Ma i Cinque stelle reclamano per sé entrambe le deleghe: all’Energia vorrebbero Dario Tamburrano, le tlc dovrebbe tenerle Patuanelli. L’intesa – sostiene qualcuno – potrebbe essere Energia al Pd e tlc al M5s, mentre l’Editoria andrebbe al Pd.

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Lo schema è quello di una ripartizione quasi paritaria: su circa quaranta posti 18-19 andranno al Pd e 21-22 al M5s. Ma il puzzle è complicato da incastrare, e le fibrillazioni nei due partiti di maggioranza e soprattutto nel M5S, dovrebbero far slittare le nomine.

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