Prima Pagina>Politica>Stop al cambio tra ora solare e legale in Europa. La proposta di Juncker che piace ai nordici
Politica

Stop al cambio tra ora solare e legale in Europa. La proposta di Juncker che piace ai nordici

Ora legale per dodici mesi all’anno nell’UE: è la proposta del presidente della Commissione, Juncker, che potrebbe essere presentata già oggi. Un’istanza cavalcata dai paesi del Nord Europa, ma che secondo il Codacons piace anche agli italiani

Addio al cambio tra ora solare e legale, l’Unione europea potrebbe adottare l’ora legale per tutti i dodici mesi dell’anno: è la proposta annunciata dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e che potrebbe essere presentata già oggi. In una consultazione pubblica lanciata in estate dall’esecutivo comunitario, l’80% dei rispondenti si era espresso a favore di questa ipotesi. “Milioni di persone hanno risposto e credono che dovrebbe essere così”, ha spiegato Juncker in un’intervista alla televisione tedesca Zdf, “la gente vuole questo e lo faremo”. Alla consultazione, in effetti, sono arrivate ben 4,6 milioni di risposte, il numero più alto mai ricevuto. Allo stesso tempo però, i rispondenti, secondo alcune fonti, sarebbero per quasi due terzi (3 milioni) solo tedeschi.

Abolizione del cambio d’ora, la Finlandia l’aveva già richiesto

Il dossier era stato aperto in seguito alle richieste di alcuni Paesi, tra cui Finlandia e Lituania, a cui si sono aggiunti Estonia, Svezia e Polonia, sostenuti anche da alcuni eurodeputati liberali tedeschi. Nel novembre del 2017, la Finlandia aveva già chiesto al Consiglio dell’Unione Europea di discutere una modifica della normativa in vigore per abolire il passaggio dall’ora legale all’ora solare, che sarebbe causa di danni per la salute dei cittadini. Tuttavia, lo scorso febbraio l’Europarlamento aveva rigettato la proposta, sottolineando che numerosi studi scientifici “non sono riusciti a giungere a conclusioni definitive” sul tema.

Ora legale, la normativa europea in materia

Nell’Ue le disposizioni relative all’ora legale sono in vigore dal 1980, con l’obiettivo di unificare i diversi regimi nazionali allora esistenti in materia, assicurando un approccio armonizzato all’interno del mercato unico. L’attuale normativa è disciplinata dalla direttiva 2000/84/CE, che stabilisce l’obbligo degli Stati membri di passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre. Per modificare le direttive sul mercato interno, il Consiglio decide a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione) e serve il via libera anche dell’Europarlamento.

E in Italia? La posizione del Codacons

In Italia, dieci anni fa, il Codacons aveva condotto un sondaggio sul tema, chiedendo a un campione di 500 intervistati se erano favorevoli all`eliminazione dell`ora solare e l`80% si pronunciò favorevolmente. I costi relativi al passaggio all’ora legale sono decisamente superiori ai benefici – spiega il presidente Carlo Rienzi – lo sfasamento di un’ora determina conseguenze sia a livello di umore, sia a livello fisico per circa il 15% dei cittadini, e produce disturbi del sonno in un bambino su due. Risintonizzare i ritmi biologici provoca un disagio per l’organismo, anche negli individui adulti: è stato infatti dimostrato come il passaggio da ora solare a ora legale (e viceversa) generi nei primi giorni stanchezza, apatia, nervosismo, emicranie e, in alcuni casi, addirittura stati depressivi, con ripercussioni dirette sulla produttività sul lavoro”.
Non è certo un caso se in farmacia, a seguito del cambio ora solare/ora legale, si impennino puntualmente anche le vendite di prodotti contro il jetlag – afferma il Codacons – Senza contare i disagi per l’intera popolazione legati all’aggiustamento dell’orario: aggiornamenti sistemi informatici, orari dei treni, termostati temporizzati, dvd, agende elettroniche, radiosveglie, orologi nelle auto, problemi nelle transazioni finanziarie ecc.

Il passaggio ora solare/ora legale, dunque, determina costi sociali e perdite produttive decisamente superiori ai benefici determinati dal cambio orario, e in tal senso la sua abolizione determinerà vantaggi per tutti i cittadini Ue – conclude il Codacons.

Rispondi