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Tav, aria di crisi nel governo. Pd e Fi: Conte vada al Quirinale

maggioranza nel caos

«Non sono fatto per le mezze misure, o le cose si possono fare per intero e in fretta oppure star lì a scaldare la poltrona non fa per me, e tenerci sette ministeri per non riuscire a fare le cose, tutte, 100 su 100, è inutile», attacca il leader leghista a Sabaudia. Dall’opposizione, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e il segretario dem Nicola Zingaretti denunciano la spaccatura della maggioranza e chiedono al premier Conte di salire al Quirinale

di V.N.

7 agosto 2019


Tav, il Senato boccia la mozione M5s, passano quelle a favore

4′ di lettura

Archiviato a Palazzo Madama il voto sulle mozioni Tav che sancisce la spaccatura della maggioranza ora si tratta di trarne le conseguenze. Secondo indiscrezioni, nel corso di un incontro fuori programma che si è svolto alle 19 di mercoledì a Palazzo Chigi (e forse allargato al capo politico M5S Luigi Di Maio), il vicepremier Matteo Salvini avrebbe chiesto al premier Giuseppe Conte una sorta di rivoluzione nell’Esecutivo giallo-verde. Con nomi nuovi per tre ministeri (presumibilmente Trasporti, Economia e Difesa) e un “contratto” di Governo rivisto per venire incontro alle richieste della Lega . Fonti leghiste hanno definito l’incontro «lungo, pacato e cordiale», ma altri lo raccontano come assai teso, così che le sorti dell’Esecutivo rimangono in bilico.

In seconda serata, l’attenzione si sposta a Sabaudia, dove si è svoltala prima tappe dell’“Estate italiana tour” del leader leghista nel Centro sud. «L’ultima delle cose che ci interessa è avere qualche ministero in più, qualche poltrona in più. Anzi, le sette poltrone della Lega sono a disposizione degli italiani. O si possono fare le cose oppure si torna a votare», attacca Salvini. Non mi uscirà mai una parola negativa su Di Maio o Conte», ma «qualcosa si è rotto negli ultimi mesi», aggiunge dopo aver ricordato i risultati del governo: «Non sono fatto per le mezze misure, o le cose si possono fare per intero e in fretta oppure star lì a scaldare la poltrona non fa per me, e tenerci sette ministeri per non riuscire a fare le cose, tutte, 100 su 100, è inutile». Quanto alla squadra di governo, «non mi interessano rimpastini o rimpastoni, le idee non valgono due poltrone, se le cose non si possono più fare è inutile andare avanti». E poi un avviso: «Se c’è da prendere una decisione, bisogna prenderla in fretta».

La bocciatura della mozione pentastellata contraria all’opera (181 no e 110 sì) e l’approvazione delle altre cinque, tutte favorevoli, all’ordine del giorno, tra cui quelle del Pd ha dunque portato il caos politico all’interno della maggioranza. Se M5S e Lega sono ormai “separati in casa”, il loro matrimonio è ancora ufficialmente in piedi. Ma per quanto? Il premier, scomparso dai radar nelle ultime ore, da un lato incontra Salvini per un faccia a faccia politico, dall’altro rinvia a data da destinarsi l’incontro di domani mattina con la stampa, programmato da tempo: altro indizio di fibrillazione politica.

Nel corso di una giornata ad alta tensione dal Carroccio si fa sapere che il clima «non è di vacanza, ma di mobilitazione».Come confermano le dichiarazioni in Aula del capogruppo leghista Massimiliano Romeo. «Potremmo condividere la questione identitaria ma se fate parte del governo e il presidente del Consiglio ha detto sì dovete essere a favore della Tav, non ci sono alternative», ha sottolineato Romeo in Aula prima del voto sulle mozioni Tav. «Su un tema così importante avere due partiti di maggioranza, uno che vota in un modo e l’altro in un altro, pone sul tavolo una questione politica chiara e evidente: chi vota no alla Tav si prenderà la responsabilità politica delle scelte che seguiranno nei prossimi giorni e mesi».

Nello stato maggiore del M5S le bocche rimangono cucite per tutto il giorno: dopo il voto del Senato, anche il vicepremier Luigi Di Maio rinuncia a rilasciare dichiarazioni, chiudendosi nel suo ufficio a Palazzo Chigi. Di Maio stoppa anche l’assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati, inizialmente prevista per le 21 e poi rinviata in extremis. E si limita a condividere sui social un post assai significativo pubblicato su Facebook da Beppe Grillo in risposta al leader dei No Tav Alberto Perino: «Non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa tradire».

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