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Tav, Pd e FI all’attacco: governo senza maggioranza, Conte vada al Quirinale

dopo il voto sulle mozioni

Nel Carroccio c’è un «clima non di vacanza, ma di mobilitazione», in attesa di una presa di posizione del leader e vicepremier Matteo Salvini, che potrebbe arrivare in serata a Sabaudia. Luigi Di Maio potrebbe invece dire la sua all’assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati convocata alle 21

di V.N.

7 agosto 2019


Tav, il Senato boccia la mozione M5s, passano quelle a favore

2′ di lettura

Archiviato a Palazzo Madama il voto sulle mozioni Tav che sancisce la spaccatura della maggioranza ora si tratta di trarne le conseguenze. Dall’opposizione, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi rilancia così l’appello alla Lega perché stacchi la spina al Governo Conte. Un «gesto di responsabilità nei confronti degli italiani» per mettere fine a «un’esperienza fallimentare» a causa delle politiche M5s. «Questo Parlamento – spiega l’ex premier iche punta alle elezioni anticipate – non è in condizioni di esprimere maggioranze diverse. Il compito di decidere se e come far proseguire la legislatura spetta al presidente Mattarella, nel quale riponiamo assoluta fiducia. Forza Italia ritiene che la soluzione migliore per il Paese siano nuove elezioni».

La bocciatura della mozione pentastellata contraria all’opera (181 no e 110 sì) e l’approvazione delle altre, tutte favorevoli, all’ordine del giorno, tra cui quelle del Pd, fa esultare il segretario dem Nicola Zingaretti. Anche lui, come Berlusconi, parla di «Governo senza maggioranza». La Tav «non è solo una fondamentale infrastruttura utile allo sviluppo del Paese» ma «è anche figlia di accordi e trattati internazionali», e un Governo – argomenta Zingaretti – «non puo’ non avere una sua maggioranza in politica estera e questo Governo non ce l’ha. Il presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata».

A caldo, sull’altro fronte, quello della maggioranza, il quadro è assai meno definito: e se M5S e Lega sono ormai “separati in casa”, il loro matrimonio è ancora ufficilamente in piedi. Ma per quanto? Nel Carroccio c’è un «clima non di vacanza, ma di mobilitazione», in attesa di una presa di posizione del leader e vicepremier Matteo Salvini, che potrebbe arrivare in serata a Sabaudia, dove è in programma un comizio. Agli atti, in attesa delle parole del laeder, ci sono comunque le dichiarazioni in Aula del capogruppo leghista Massimiliano Romeo. «Potremmo condividere la questione identitaria ma se fate parte del governo e il presidente del Consiglio ha detto sì dovete essere a favore della Tav, non ci sono alternative», ha sottolineato Romeo in Aula prima del voto. «Su un tema così importante avere due partiti di maggioranza, uno che vota in un modo e l’altro in un altro, pone sul tavolo una questione politica chiara e evidente: chi vota no alla Tav si prenderà la responsabilità politica delle scelte che seguiranno nei prossimi giorni e mesi».

Bocche cucite anche nello stato maggiore del M5S: dopo il voto del Senato il vicepremier Luigi Di Maio non ha rilasciato dichiarazioni, e si è chiuso nel suo ufficio a palazzo Chigi. Di Maio potrebbe dire la sua nelle prossime ore, all’assemblea dei senatori 5S convocata alle 17.30. O in prima serata, alla all’assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati convocata alle 21.

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