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Tra foto con Fontana e astensioni, chi è la renziana Patrizia Baffi

LOMBARDIA

L’esponente di Italia viva eletta presidente della commissione d’inchiesta lombarda sull’emergenza Covid con i voti del centrodestra. «Non mi dimetto»

di Riccardo Ferrazza

Open Arms, no al processo a Salvini. Lui: ho fatto il mio dovere

L’esponente di Italia viva eletta presidente della commissione d’inchiesta lombarda sull’emergenza Covid con i voti del centrodestra. «Non mi dimetto»

28 maggio 2020


2′ di lettura

Il suo partito e gli alleati insistono, lei resiste. Il consigliere regionale lombardo di Italia Viva Patrizia Baffi, eletta alla presidenza della commissione regionale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19, non ha intenzione di rinunciare al suo incarico. Anche se a quell’incarico – che per statuto spetterebbe alla minoranza – è arrivata con i soli voti (46 su 49) della maggioranza di centrodestra.

Un pasticcio. Avvenuto però nello stesso giorno in cui in Parlamento Italia viva si asteneva sulla richiesta di mandare a processo Matteo Salvini per la vicenda Open arms. Accostamento temporale che per il Movimento 5 Stelle è dimostrazione di uno scambio. Baffi, 52 anni, residente a Codogno (di cui è consigliere comunale dal 2011), due figli ventenni e una passione per il tennis, resta al suo posto. Nonostante la richiesta di farsi da parte sia arrivata anche dal suo stesso partito attraverso il coordinatore Ettore Rosato e una telefonata di Matteo Renzi.

L’ex premier la chiamava anche durante i giorni più drammatici dell’emergenza sanitaria: «Abbiamo una nostra consigliera regionale, Patrizia Baffi, – raccontò Renzi in tv – molto brava che è di Codogno e ci sta raccontando cosa accade li, come state facendo voi giornalisti».

Dal Pd a Italia viva
Nel curriculum Baffi ricorda di essere «stata segretario del Partito democratico di Codogno e componente della segreteria del Partito democratico della provincia di Lodi». Il trasloco con Matteo Renzi (ma fu lui, di passaggio a Lodi per presentare il libro Stil novo, a convincerla ad aderire al Pd) avviene il 21 ottobre 2019. «Non è un cambio di rotta – si affrettò a precisare la consigliera regionale – , voglio precisarlo subito, ma è il frutto naturale di una decisione chiara e coerente con il mio percorso politico».

Prima di entrare in Consiglio regionale ha lavorato «presso una Residenza sanitaria assistenziale operando in materia amministrativa gestionale». «So di cosa parlo» ha detto spiegando perché non ha intenzione di dimettersi da presidente della commissione d’inchiesta, «la prima di tutta Europa sul coronavirus».

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