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Tria: «Non sono contro la flat tax, ma solo dentro gli obiettivi del deficit»

«Io ieri non ho visto il ministro Tria che diceva no, la flat tax non si può fare o non si può contemplare alcun tipo di deficit». Parlando del vertice di ieri mattina con Conte, Tria e Salvini stamani è il vicepremier Luigi Di Maio a escludere contrarietà, in seno all’esecutivo, rispetto ad alcune vociferate misure allo studio in vista della manovra di bilancio. La flat tax può evitare di essere iniqua «mettendo un tetto, perché se si devono abbassare le tasse le dobbiamo abbassare per il ceto medio». E dunque nei ragionamenti fatti dal capo politico del M5S la soglia massima non superabile si aggirerebbe intorno a 70mila euro l’anno.

Anche dal diretto interessato vengono smentite tensioni. «Ho letto sui giornali notizie, non so diffuse da chi, chiaramente false. Salvini sarebbe uscito da Palazzo Chigi perché arrabbiato con me, invece siamo usciti insieme e poi tranquillamente ci siamo incontrati alla Camera», racconta Tria. «Ero favorevole alla flat tax anche quando non ero ministro, non sono mai stato contrario, bisogna vedere come si fa, le compatibilità, quando si fa, in questo momento gli obiettivi di deficit sono quelli, già è previsto un deficit». Comunque non sono previste manovra correttive e di qui al 9 luglio lo sforzo sarà quello di trovare un accordo con l’Ue.

Nell’immediatezza dell’incontro erano invece circolate ricostruzioni secondo le quali il responsabile dell’Economia avrebbe frenato il ministro dell’Interno e in particolare su quali coperture la Lega abbia in mente per la misura per ridurre le tasse. Di qui la necessità di un aggiornamento del vertice e di costituire dei tavoli ad hoc sui vari aspetti della manovra, a cominciare proprio dalla tassa piatta. Voci contraddette per la verità da parte della Lega con fermezza lungo tutta la giornata , a cui si aggiungono adesso le dichiarazioni di Di Maio e Tria unanimi nel fare quadrato. Il che non significa che si viaggi d’amore e d’accordo: le tensioni tra Carroccio e M5S seguite al voto europeo continuano a muoversi sottotraccia e, sul finanziamento a Radio Radicale, hanno trovato uno sviluppo visibile contestato a brutto muso dal leader del M5S. «Oggi la maggioranza di governo si è spaccata, per la prima volta. È stato così, è inutile nasconderlo» annota su Facebook Di Maio, dopo il voto nelle commissioni della Camera dove si discute il Dl crescita.

«Si è spaccata su una proposta presentata dai renziani del Pd che prevede di regalare altri 3 milioni di euro di soldi pubblici, soldi delle vostre tasse, a Radio Radicale. La Lega ha votato a favore (insieme a Forza Italia), con mia grande sorpresa. Il Movimento 5 Stelle ha ovviamente votato contro!». Con una postilla però rassicurante. «Si va avanti, perché siamo persone serie, ma è giusto che i cittadini sappiano che questo regalo a Radio Radicale è contenuto nel decreto crescita». Un certo imbarazzo serpeggia anche per il voto (saltato) in commissione di Vigilanza Rai sulla risoluzione contro il doppio incarico al presidente Marcello Foa, nominato anche presidente di RaiCom. I due gruppi di maggioranza, in una riunione di venti minuti avvenuta fuori dell’aula di San Macuto, non hanno trovato l’accordo sull’emendamento presentato dal capogruppo della Lega Massimiliano Capitanio, facendo mancare il numero legale. Soluzione rimandata alla prossima settimana.

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