Il Garante per la protezione dei dati personali vuole vederci chiaro: lo scoop di Nicola Biondo, pubblicato da Linkiesta lo scorso dicembre, sulla Casaleggio Associati e i metodi, utilizzati in occasione degli scontri elettorali, di accesso ai dati di utenti Facebook, si è trasformato in un’istruttoria con relativa richiesta di chiarimento nei confronti della società pentastellata. Dopo l’esposto al Garante per la privacy, presentato dall’onorevole di Italia Viva Michele Anzaldi, l’Authority – che sulla vicenda ha deciso di avviare per l’appunto un’istruttoria – ha chiesto testualmente che «alla luce della vigente normativa in materia di protezione dei dati» vengano fornite delle «osservazioni» da parte della Casaleggio. Sottolineando inoltre che «il riscontro dovrà pervenire entro 15 giorni dal ricevimento della presente».
«In altre parole, con questa lettera, il Garante evidenzia lo stato dell’arte dell’inchiesta sulla Casaleggio Associati», spiega Anzaldi. «Confermando in toto quanto da voi scritto e dando un limite di tempo decisamente ravvicinato, sintomo questo di un sospetto molto forte da parte dell’Authority. Deve essere un orgoglio e una conquista per il vostro giornale e per la politica stessa».

Per la Casaleggio Associati, gli scenari possibili, a questo punto, sono due: l’assoluzione, nel caso in cui la risposta chiarisca i numerosi dubbi in seno al Garante, o la sanzione.
La fermezza e le modalità con cui l’Authority si è spinta a formulare tale richiesta, tuttavia, fanno pensare a qualcosa di molto serio, in forza anche del fatto che per la Casaleggio Associati non sarebbe neanche la prima volta. La società del fondatpre dei Cinque stelle è già stata condannata in passato per situazioni analoghe: siamo a fine 2017 quando lo stesso Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, commina una lieve sanzione e indica l’adozione di alcune misure “necessarie e opportune” per rendere il trattamento dei dati degli utenti conforme alla legge. Dopo due anni, dopo concessioni e proroghe, fin troppo flessibili, le promesse con le quali Casaleggio rassicurava il Garante per una risoluzione definitiva dei “profili di criticità” si sono rivelate parole al vento. E così il 4 aprile 2019 il Garante per la privacy sanziona la casa madre del grillismo con una multa di 50 mila euro.

L’accusa cardine? Non essere in possesso delle “adeguate garanzie di riservatezza agli iscritti” e per non aver assicurato “l’adeguata protezione dei dati personali relativi alle votazioni online”, per aver condiviso “le credenziali di autenticazione” e via dicendo. Ovvero, quanto di più vero fatto emergere dall’ex dipendente della Casaleggio Marco Canestrari intervistato da Nicola Biondo per Linkiesta.
Di quella multa Casaleggio pagò nell’immediato 25mila euro (la metà), uno sconto concesso a chi dichiara di avere adempiuto alle prescrizioni e si impegna a rinunciare a qualsiasi ricorso o opposizione.

https://www.linkiesta.it/it/article/2020/01/17/scoop-linkiesta-casaleggio-m5s-blog-parlamento-garante-privacy-faceboo/45087/

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