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Def: Reichlin, ‘mancato aumento Iva e flat tax ipotesi fantascientifica’  

Reichlin: Mancato aumento Iva e flat tax ipotesi fantascientifica

Pietro Reichlin

“L’aumento dell’Iva da circa 23 miliardi legato alle clausole di salvaguardia per il 2020, è scritto nel Def. E il ministro Tria non ha fatto altro che ripetere quello che c’è scritto. Del resto, in quale altro modo coprire le spese di disavanzo e farle restare entro termini accettabili?”. Per Pietro Reichlin, professore ordinario di Economia alla Luiss G. Carli di Roma, l’ipotesi di aumento dell’Iva nel 2020 “è assolutamente probabile”, come dice ad Adnkronos/Labitalia.

“Se poi alle spese del disavanzo da coprire aggiungiamo i mancati gettiti da flat tax -aggiunge Reichlin- entriamo nel campo delle ipotesi fantascientifiche”.

“Se si deve fare una flat tax si deve, infatti, spostare la tassazione sui consumi (lasciando da parte la patrimoniale che produrrebbe entrate ridicole). E l’aumento dell’Iva è comunque una manovra molto discutibile in un momento in cui il Paese è in difficoltà economica”, spiega l’economista. Non solo. “Tria, che tra gli esponenti del governo è quello che ha l’idea più realistica del bilancio pubblico, forse accetterebbe un aumento dell’Iva -osserva Reichlin- ma bisogna considerare che tassare pesantemente i consumi a tutti ha, da un punto di vista politico, un costo molto grande e sicuramente le due forze della maggioranza si opporranno”.

“Le dichiarazioni di Salvini e Di Maio vanno in questa direzione, smentiscono Tria e il Def. E questo, tra l’altro, fa lievitare lo spread di cui adesso si parla poco, ma che si mantiene su livelli elevati, comportando un aumento di quasi 5 miliardi degli oneri sul debito per il 2019”, afferma Reichlin che prosegue: “Dove riusciranno a prendere i soldi, 23 miliardi, per le clausole di salvaguardia? Questo non lo dice nessuno”.

Tornando alla cosiddetta ‘tassa piatta’, Reichlin sottolinea che “le ipotesi fin qui messe in campo, in realtà, disegnano più che una vera e propria flat tax, una rimodulazione delle aliquote fiscali progressive”. Ma anche qui i problemi di natura applicativa non sono pochi.

“In Italia ci sono già 15 milioni di contribuenti che pagano poco o nulla di tasse: che cosa -chiede il professore- si intende fare? Estendere questa aliquota bassa anche solo alla fascia con reddito di 28-30.000 euro all’anno creerebbe un buco enorme nelle entrate, a meno che non si voglia scaricare la gran parte della tassazione sulla fascia 40-50.000 euro. Una fascia che possiamo considerare benestante ma che ‘regge’ certamente anche i consumi e le famiglie. Un’ulteriore pressione su questi redditi sarebbe un macello sociale”, conclude.

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