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Europee: Voltolina (Rep. Stagisti), ‘votare chi ha a cuore occupazione di qualità’  

Europee, Voltolina (Rep. Stagisti): Votare chi ha a cuore occupazione di qualità

Eleonora Voltolina

“Il lavoro non è tecnicamente una competenza europea, e dunque ciascun Paese membro è responsabile delle sue politiche del lavoro, dei suoi tassi di occupazione e disoccupazione. Il mio messaggio più che ai candidati va agli elettori. Da chi verrà eletto alle elezioni europee di fine maggio, e non solo i partiti che otterranno la maggioranza ma anche i singoli parlamentari, dipenderanno le politiche che nei prossimi anni l’Europa metterà in atto in tutti i campi: e quindi anche tutte le azioni riguardanti i giovani e il lavoro. Per questo è importante votare, e votare persone che abbiano a cuore il tema dell’occupazione di qualità. Ai candidati chiedo solo una cosa: di impegnarsi a rendicontare quello che faranno, se eletti. Tuttavia l’Europa può fare molto, soprattutto potenziando quel che già esiste”.

Così Eleonora Voltolina, presidente dell’associazione Italents e fondatrice della testata online Repubblicadeglistagisti.it, commenta l’appello in vista delle elezioni europee lanciato, in un’intervista nei giorni scorsi ad Adnkronos/Labitalia, dal presidente dei giovani imprenditori di Confapi, Jonathan Morello Ritter, secondo cui le istituzioni europee che usciranno dalle elezioni del prossimo 26 maggio dovranno dare “una programmazione decisa, veloce ed equa con priorità ai temi quali infrastrutture, ambiente ed energia, perché le imprese, soprattutto le piccole imprese, siano indirizzate ad investire in maniera corretta nei settori giusti”.

“Penso – dice – al programma Erasmus, oggi Erasmus +, che permette a centinaia di migliaia di giovani ogni anno di spostarsi in Europa per fare esperienze di studio, stage, imprenditorialità. Penso all’Eurodesk, una rete di uffici disseminati per l’Europa che informa localmente i giovani sulle opportunità messe a disposizione dalla Comunità europea, anche per quanto riguarda tirocini e offerte di lavoro. Penso a Garanzia Giovani (Youth Guarantee), il piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile: in Italia ha avuto una implementazione imperfetta, è vero, ma è comunque una buona opportunità per aiutare i neet a riavvicinarsi al mondo del lavoro. Ed è da poco attivo anche un nuovo progetto, quello dei corpi europei di solidarietà, che mi pare molto promettente: vedremo come verrà implementato. Bisogna certamente dotare questi programmi di più risorse finanziarie, e anche però monitorarne attentamente gli esiti”.

Inoltre, “l’Europa può dare il buon esempio: come per esempio ha fatto proprio l’Europarlamento approvando un mese fa un nuovo regolamento – che entrerà in vigore il 1° luglio – che di fatto finalmente abolisce la piaga degli stage gratuiti all’interno dell’Europarlamento, garantendo dunque d’ora in poi a tutti gli stagisti una congrua indennità”. “Dal punto di vista italiano – sottolinea Eleonora Voltolina – oltre al tasso di disoccupazione tra i più alti di Europa (in tutte le sue varianti: tasso di disoccupazione generale, tasso di disoccupazione giovanile, tasso di disoccupazione under 35, tasso di disoccupazione femminile) abbiamo, indicatore ben più significativo e preoccupante, anche un tasso di occupazione bassissimo. Il numero di persone, tra cui moltissimi giovani e moltissimi laureati, che sceglie la via dell’estero cresce anno dopo anno, e ciò non sarebbe grave se fosse bilanciato da un pari numero di persone simili per anagrafica e istruzione che arrivassero con entusiasmo a studiare e lavorare nel nostro Paese: ma non è così”.

“I giovani italiani – spiega – che restano qui si trovano spesso stretti in condizioni contrattuali e retributive di bassa qualità, e ciò li porta a rimandare di molto, rispetto ai coetanei degli altri Paesi industrializzati, le principali scelte dell’età adulta come andare a vivere da soli, trovare un partner, fare figli. Uno spreco di capitale umano mostruoso che andrebbe contrastato mettendo al centro delle politiche e della spesa pubblica proprio i giovani. Mentre oggi in Italia si spende moltissimo per le pensioni e pochissimo per misure dedicate ai giovani”.

“Molti di questi problemi – sottolinea – sono condivisi da altri Paesi europei: in particolare lo scenario difficile dell’occupazione giovanile accomuna Italia, Spagna e Grecia. Altri Paesi hanno indicatori migliori perché hanno da tempo implementato politiche efficaci: sostegno al reddito per i giovani che escono di casa, programmi di alternanza scuola-lavoro, centri per l’impiego efficienti, e soprattutto dal mio punto di vista delle strategie di orientamento che fin dalla scuola secondaria indirizzano i giovani. Vi sono troppe aziende che raccontano di non riuscire a trovare professionalità specifiche: qui si annida il vero ‘mismatch’ tra domanda e offerta di lavoro”.

Il tema dell’orientamento – suggerisce Eleonora Voltolina – dovrebbe essere da qui ai prossimi cinque anni il focus numero 1 di qualsiasi politica che riguardi i giovani. In Italia gli studenti non ricevono abbastanza informazioni su come funziona il mercato del lavoro, su quali sono le competenze più richieste dal tessuto produttivo; e dunque nei momenti-chiave di scelta, a 14 anni quando si decide a che scuola superiore iscriversi e a 19 anni quando si decide se cercare lavoro o andare all’università (e in questo secondo caso, cosa studiare all’università) i giovani sono lasciati soli. C’è bisogno di un grande investimento sull’orientamento, che parta dalla scuola. L’Europa, in questo senso, potrebbe guidare”.

Sulle difficoltà di mettersi in proprio, Voltolina ammette: “Certamente non è facile. Penso per esempio che un peso molto forte ce l’abbia la burocrazia, che è implacabile sopratutto con i meno esperti. E certamente le banche non fanno i salti di gioia a finanziare le nuove imprese, specialmente se fondate da giovani che non possono offrire nessuna garanzia. Ma c’è anche un rovescio della medaglia che va conosciuto”.

Forse “non tutti infatti sanno per esempio che Selfiemployment, l’iniziativa di Garanzia Giovani partita a settembre 2016 e dedicata espressamente agli under 30 interessati ad avviare un’attività in proprio, nel suo primo anno e mezzo ha ricevuto poco più di 2mila candidature. Eppure prometteva prestiti da 5mila a 50mila euro a tasso zero, senza garanzie personali e con un piano di ammortamento fino a 7 anni”.

“A marzo 2018 – rimarca – quando noi come Repubblica degli Stagisti avevamo fatto il punto della situazione ottenendo i dati direttamente da Invitalia, risultavano concesse solamente 630 agevolazioni, per un totale di 21 milioni di euro. Un risultato davvero scarso considerando che la dotazione finanziaria di Selfiemployment era di 124 milioni. In pratica in un anno e mezzo si era riusciti a destinare solamente poco più di un sesto delle risorse disponibili. Può essere che nel frattempo la situazione sia migliorata, e certamente vi sono altre iniziative di sostegno all’autoimprenditorialità che magari stanno trovando maggior fortuna: ma penso che questo caso di Selfiemployment sia significativo come esempio per chiarire che non sempre è una questione di accesso al credito”.

Credo – aggiunge – che si debba ampliare il discorso e ammettere che mettersi in proprio non è la soluzione miracolosa al problema della disoccupazione giovanile. Per mettersi in proprio bisogna avere delle caratteristiche specifiche: propensione al rischio, alta resistenza allo stress, disponibilità a prendersi molte responsabilità e a lavorare molto più delle 8 ore canoniche”.

“Se uno – fa notare – ha queste caratteristiche, e magari anche una buona idea di business, che non guasta mai, benissimo, ma non tutti sono tagliati per essere imprenditori di sé stessi. La verità è che la maggior parte delle persone cerca ancora un lavoro dipendente, e per quanto il lavoro stia cambiando pelle negli ultimi anni, anche a causa delle nuove tecnologie, penso che tratteggiare l’autoimprenditorialità come futuro del lavoro non sia del tutto onesto“.

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