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Fase 2: Cy4gate, digitalizzazione e sicurezza dati aspetti strategici  

Pubblicato il: 01/06/2020 14:24

“La pandemia di Covid-19 ha acceso i riflettori su un aspetto strategico per il sistema paese: la digitalizzazione”. A dirlo, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Eugenio Santagata, amministratore delegato di Cy4gate, l’azienda nata nel 2014 come joint venture tra Elettronica e la quotata Expert System, specializzata in sicurezza cibernetica. Cy4gate ha lanciato un sistema integrato destinato alle aziende chiamato Igea, la cui app Hits (Human interaction tracking system) utile per contrastare la diffusione dei virus come il Covid-19, vuole risolvere tutte le problematiche di protezione dei dati e sicurezza con una tecnologia made in Italy.

“I nodi da sciogliere – afferma – sono molteplici. La questione del dove vengono depositati e registrati i dati è essenziale, ma è altrettanto rilevante la modalità con cui i dati vengono anonimizzati, cifrati, trasmessi e messi in sicurezza. Per questo, in una soluzione di tracciamento dei contatti, è fondamentale partire con la progettazione dell’architettura che sorregge la app e decidere se i dati restano decentralizzati: sugli smartphone degli utenti, oppure saranno conservati in un server centrale. In tal caso vanno determinate le policy di gestione di tale server e la durata della conservazione dei dati”.

“L’elemento della privacy – sostiene – è determinante. Le controversie giudiziarie per violazioni delle norme sulla protezione dei dati sono in forte aumento nel mondo, e le app di contact tracing dovranno essere molto affidabili su questo elemento che è destinato a divenire un problema crescente. Credo comunque che nella difficile situazione attuale possa trovare spazio una rimodulazione delle norme per far valere il bene comune, che in questo contesto significa la nostra salute. L’importante però è che sia fatto tutto in modo programmato e trasparente”.

I temi legati alla sicurezza “sono sempre molto attuali, e soprattutto in questo periodo in cui molte persone si sono ritrovate a lavorare da casa. Cresce la mole di informazioni, l’utilizzo del digitale e delle tecnologie a cui tutte le persone sono esposte e cresce di conseguenza il tema della sicurezza informatica”.

“Negli ultimi mesi – sottolinea Eugenio Santagata – con il diffondersi della pandemia mondiale molte persone hanno potuto continuare a lavorare grazie allo smart working, utilizzando piattaforme per videoconferenze e software necessari a collaborare a distanza tra colleghi. E la diffusione del virus oltre ad essere accompagnata da un aumento del lavoro da remoto ha portato anche ad un aumento della vulnerabilità degli strumenti utilizzati. Due sono i principali aspetti che mettono a rischio la nostra sicurezza: l’infrastruttura non solida e le campagne di phishing e malware che sfruttano la disattenzione degli utenti e li portano a fidarsi e ad aprire porte nei sistemi operativi”.

“Non è possibile – spiega – stabilire chi sia più a rischio o in pericolo. Possiamo però constatare che da attacchi a infrastrutture critiche o soggetti statali si sta passando ad attacchi a soluzioni vitali per un servizio o bene pubblico. Oggi non si parla più di mettere in sicurezza il computer o il server, ma il contatore della utility che è periferico, concentrandosi quindi sull’operation technology, e cioè su tutte le tecnologie utili al funzionamento di un impianto. Gli investimenti in termini di prevenzione sul mondo digitale non hanno un ritorno immediato perché non tangibili, ma sono sicuramente utili e strategici per la situazione presente e in termini di prospettiva futura”.

 

 

 

Adnkronos.

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