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La Bielorussia si scopre con i Giochi europei  

La Bielorussia si scopre con i Giochi europei

Sono 30mila i visitatori, secondo le stime ufficiali, che assisteranno ai Giochi Europei che si aprono oggi a Minsk, capitale della Bielorussia. Fra il 21 e il 30 giugno, gli European Games 2019 vedranno oltre 4.000 atleti da 50 nazioni competere per aggiudicarsi 200 medaglie in 15 sport (23 discipline) e qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Dopo la consegna avvenuta a Roma il 3 maggio, la torcia ha scalato il Monte Bianco e attraversato l’Europa per approdare a Minsk, scelta per questa seconda edizione del più grande evento sportivo paneuropeo grazie alla sua sviluppata infrastruttura sportiva, alla sua lunga esperienza nell’accogliere competizioni internazionali di alto livello e a un team di professionisti qualificati.

“La città è pronta ad accogliere ospiti e sportivi, che troveranno un paese da scoprire, altamente innovativo e ospitale. Per noi, è un’occasione di investimento nel futuro, sia per le infrastrutture che resteranno sia, soprattutto, perché questo grande evento aiuterà lo sviluppo del turismo”, afferma Anatol Kotau, membro del Megoc, il comitato organizzatore di Minsk2019.

Sono circa 2.000 le camere di hotel e ostelli a disposizione per ospitare i visitatori e per favorire l’afflusso turistico le autorità governative hanno sospeso il visto d’ingresso, per i turisti provenienti da 74 paesi e in possesso di biglietto nel periodo dei Giochi, fino al 10 luglio. Ad accogliere gli appassionati di sport strutture all’avanguardia, sorte lungo il fiume che lambisce la città, dall’arena al Dinamo Stadium, che ospita anche le cerimonie di apertura e chiusura.

E in preparazione della seconda edizione dei Giochi Europei, Minsk si è rifatta il look con nuovi punti verdi – in una città già verde per eccellenza, che vanta un invidiabile numero di parchi – con fiori e alberi e numerosi edifici ristrutturati. Per far sentire a casa propria gli ospiti, sono stati migliorati i servizi stradali, così come la qualità della comunicazione mobile e di Internet.

Dunque, per questa ex repubblica dell’Unione sovietica, indipendente dal 1991 e dal 1994 governata da Alexander Lukashenko, da alcuni considerato l’ultimo dittatore d’Europa, i Giochi europei rappresentano certamente l’occasione per aprirsi al turismo internazionale. Un paese di 9,5 milioni di abitanti, senza montagne e senza mare, ma ricoperto di laghi e foreste, che ha molto da offrire per gli amanti della natura e dello sport. E con una capitale, dove si concentra il 20% della popolazione, in continuo divenire.

Se in vista dei Giochi europei è stata migliorata la rete dei trasporti, con bus elettrici, nuova pista ciclabile e scintillanti fermate delle due linee della metro, la rivoluzione urbana di Minsk risale a molto prima. Qui, l’architettura stile impero sovietico che disegna l’arteria principale, che attraversa la città per quasi 20 km, Independence avenue (detta all’occidentale), non ha nulla di decadente e di grigio: palazzi imponenti e austeri ma tirati a lucido e spesso colorati. A testimoniare un periodo storico che il paese non vuole dimenticare, come dimostrano le statue di Lenin ancora al loro posto o le vie intitolate a Karl Marx, o ancora mosaici dove falce e martello non sono stati cancellati, così come non è difficile imbattersi qua e là in bassorilievi che evocano le gesta dell’Armata rossa.

Una memoria per nostalgici e non solo che convive con il culto praticato nelle chiese ristrutturate e restituite ai fedeli ortodossi (in maggioranza) e pure ai tantissimi cattolici. Ma anche con nuove architetture avveniristiche che stanno ridisegnando lo skyline dell’Est Europa, come la National Library, la nuova biblioteca nazionale di 23 piani e posti per 2.000 lettori, racchiusi in una grande sfera in vetro e acciaio che all’ultimo piano offre una vista a perdita d’occhio.

C’è poi il cuore pulsante di Minsk, il centro storico, l’Upper town, che conserva ancora costruzioni medievali, completamente ristrutturate, e divenuto luogo di incontro e di movida, insieme alle nuove zone sorte intorno alle archeologie industriali, per quei giovani, e sono tanti, che non sono fuggiti all’estero, e che qui studiano in università di eccellenza, fondano startup, diventano artisti creativi, o lavorano in aziende innovative, talvolta multinazionali. In un paese dove la disoccupazione non è un allarme sociale, ma dove i salari sono ancora troppo bassi.

Eppure, il welfare fa la sua parte, come assicura Rafik Sarkisyan, direttore affari generali della Luch, storica azienda di orologi, l’unica in Europa dell’Est a realizzare l’intero processo produttivo, tutto rigorosamente a mano, fatto da operai esperti e fidelizzati che lavorano da generazioni in questa ex fabbrica di Stato, acquistata per l’80% dopo il crollo dell’Urss – a condizioni ben precise – dal gruppo svizzero Franck Muller. Tanto da aver superato, proprio in fatto di welfare aziendale, l’‘esame’ Ikea, il colosso svedese dell’arredamento con cui la società, che si appresta anche a trasferirsi in un edificio moderno entro l’anno, ha da poco stretto un accordo per una nuova linea di prodotti.

A rappresentare il volto creativo della moderna Bielorussia è anche l’attività della galleria d’arte promossa dalla Belgazprombank, banca attenta ai temi della responsabilità sociale e aperta alle nuove avanguardie artistiche, come spiega il curatore artistico, Alexandr Zimenko: “Abbiamo, da una parte, l’obiettivo di riportare in patria opere di artisti bielorussi, come Marc Chagall, e dall’altra quello di promuovere il mercato dell’arte per i giovani artisti, in una città che ha una domanda culturale sempre crescente, e mostrando come il nostro sia un paese con una grande tradizione artistica”.

Dalla tradizione all’innovazione, alle porte di Minsk si trova il Wargaming Group, che proprio qui è stato fondato e oggi conta decine di filiali in tutto il mondo. Una sede avveniristica, dove se all’ingresso si è accolti dai tank della Seconda guerra mondiale (quella che in Bielorussia è chiamata la Grande Guerra Patriottica), poi le riunioni si tengono in stanze dedicate ai giochi più disparati, o semplicemente negli angoli caffè attrezzati con comode poltrone al posto delle scrivanie. E’ qui che nascono le idee per nuovi avvincenti giochi elettronici di guerra, come spiega Julia Kurishko, junior Pr Manager, e dove ogni giovane aspira a lavorare.

Ad attrarre multinazionali, in Bielorussia, è anche il nuovo Parco industriale ‘Great stone’, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale, fondato con partner cinesi, lungo la nuova Via della seta, che in 4 anni ha già visto nascere i primi capannoni delle 10 aziende già operative e le fondamenta di quella che diventerà una vera e propria Silicon Valley dell’Est Europa, come assicura Aliaksandr Yarashenka, capo dell’amministrazione del Parco: “Entro il 2021 saranno 100 le aziende che si installeranno, tutte altamente innovative e con elevati standard di rispetto ambientale, con tanto di residenze per i dipendenti e centro amministrativo e logistico, oltre al centro congressi più grande del paese”. Dallo sport alla sostenibilità, passando per l’innovazione, è una Bielorussia tutta da scoprire quella che attende gli spettatori di Minsk 2019.

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