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Lavoro: Margiotta (Confsal), ‘un patto sociale per lo sviluppo’  

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Margiotta (Confsal): Un patto sociale per lo sviluppo

Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale della Confsal, sul palco del IX congresso confederale nazionale del sindacato

Un patto sociale per lo sviluppo. E’ quello lanciato oggi da Angelo Raffaele Margiotta, riconfermato ieri segretario generale della Confsal, in occasione del IX congresso confederale nazionale del sindacato, a Roma. “Il quadro economico generale – dice Margiotta – palesa una serie di criticità, attestate da una sensibile perdita delle ore lavorate e del potere di acquisto delle retribuzioni, con evidenti ripercussioni per l’intera collettività (denatalità, fenomeno dei Neet, etc.). Occorre, dunque, un’assunzione di responsabilità da parte degli attori del sistema Paese, in una chiave non autoreferenziale ma di confronto e dialogo sociale, che punti a contemperare la tutela dei diritti e del benessere dei lavoratori con le esigenze della crescita economica”.

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“La Confsal – spiega – ritiene necessarie politiche di sostegno per la famiglia e per le imprese virtuose che intendano investire nella innovazione e nella crescita retributiva e professionale dei lavoratori. D’altro canto, è interesse generale salvaguardare anche le imprese in crisi che vogliono risollevarsi, mediante una politica solidale che conservi occupazione, salari e ricchezza collettiva”.








La Confsal, inoltre, “pone la massima attenzione – rimarca – a temi quali la riforma del sistema pensionistico, con l’introduzione di un vero metodo contributivo e la revisione dei requisiti per l’accesso alla pensione; la qualità e l’efficienza della pubblica amministrazione, soprattutto mediante la valorizzazione dei pubblici dipendenti; la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con la previsione di apposite sanzioni sociali per ogni omissione in materia di prevenzione; la formazione professionale, anche attraverso il meccanismo della formazione continua e della certificazione delle competenze; la costruzione di un’Europa sociale e solidale”.

“L’idea della Confsal – sostiene Margiotta – è quella di promuovere il benessere del lavoratore con scelte che siano effettivamente realizzabili in un quadro di compatibilità. Nel principio della personalizzazione (flessibilità) si possono attuare proposte che siano economicamente compatibili e contribuiscano addirittura alla crescita economica del lavoratore in base a una maggiore esigenza di spesa (e di consumo), così alimentando il ciclo consumo-produzione”.

In materia di pensioni, prosegue, “la proposta Confsal investe sia l’originaria riforma Dini che la successiva legge Fornero e prevede una corretta attuazione del rapporto tra contribuzione, età del pensionamento e speranza di vita, i tre pilastri del sistema contributivo”.

“In merito, poi, ai requisiti di accesso alla pensione, oltre a ‘quota 100’ (età + anni di contribuzione), occorre prevedere una quota costituita soltanto dagli anni di contribuzione, cosiddetta ‘quota 41′. E’, inoltre, necessario riconfermare e rendere permanente sia l’Ape sociale sia l’Opzione donna, e riservare infine una speciale considerazione per le lavoratrici madri, riconoscendo almeno un anno di anzianità contributiva per ogni figlio”, osserva.

La Confsal, dunque, propone “un patto del lavoro tra sindacato e i rappresentanti delle imprese”. “Le finalità del Patto – spiega Margiotta – sono: costituire un fronte comune del lavoro unitario e plurale; realizzare un sistema di relazioni industriali non ispirate a logiche ad excludendum, ormai superate e anacronistiche anche in considerazione della situazione generale del Paese; rendere la contrattazione collettiva una leva strategica per la crescita e lo sviluppo, definire un nuovo modello di articolazione dei livelli di contrattazione collettiva nel quale assume un ruolo preminente il livello intersettoriale”.

La Confsal propone “una diversa articolazione dei livelli di contrattazione collettiva – spiega – e una diversa ripartizione di compiti tra contrattazione confederale e contrattazione settoriale”. “Il livello generale, interconfederale e intersettoriale, deve avere – chiarisce – la preminenza proprio perché interessa e coinvolge tutti i settori produttivi. Pertanto, la struttura della contrattazione a cui si ispira la Confsal prevede un corpus di norme intersettoriali e nazionali che ogni contratto di settore deve richiamare. Una sorta di modulo condiviso che entra a far parte integrante dei singoli contratti nazionali”.

“La Confsal – continua Margiotta – promuove il passaggio tra salario interamente monetizzato e retribuzione mista che include al suo interno anche beni e/o servizi, con particolare attenzione alla famiglia, mediante la predisposizione di strutture a latere della realtà aziendale, finalizzate all’allestimento di asili nido, scuole dell’infanzia e di altre realtà educative pre e post orario scolastico”.

“Per aumentare – sottolinea – le capacità economiche del lavoratore e incrementare anche la produttività dell’impresa, la struttura del salario deve prevedere una quota di retribuzione premiale, che prende normalmente il nome di premio di risultato. Il premio in questione, collettivo o individuale, è variabile in base a una serie di indicatori oggettivi che verranno definiti dalla contrattazione decentrata in base alle esigenze di ogni singola realtà produttiva. In mancanza di regolamentazione del premio di risultato a livello decentrato, la contrattazione di livello superiore stabilirà un premio minimo garantito nei periodi di buon andamento dell’azienda”.

Per Margiotta, “la rappresentatività, che costituisce il punto centrale del rapporto tra le parti sociali, non si può limitare a una conta numerica ma deve consistere nella qualità intesa come qualità della relazione e, soprattutto, come qualità della contrattazione collettiva. In altre parole, la rappresentatività non è un criterio meccanico ma uno strumento valutativo basato non tanto sui numeri ma sulla qualità delle proposte e delle norme pattizie”.

“Per tale ragione, la contrattazione di qualità è parametro di rappresentatività delle organizzazioni sindacali che sottoscrivono i contratti collettivi. Un moderno concetto di rappresentatività, infatti, è necessariamente collegato alla capacità del sindacato di interpretare e concretizzare le esigenze delle parti del rapporto di lavoro, mediante una contrattazione completa, equa e basata sulla valorizzazione delle reciproche esigenze”, conclude.

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