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Lavoro: Randstad, anche Big data negli strumenti degli Hr manager 

Randstad, anche Big data negli strumenti degli Hr manager

Anche i big data hanno fatto il loro ingresso nelle direzioni Hr. Secondo il Talent Trends Report 2019 di Randstad Sourceright, società di Randstad, leader mondiale nei servizi per le risorse umane, il 72% dei C-suite sta già investendo nei talent analytics relativi ai dipendenti e ai collaboratori esterni, più di quanti investano in piattaforme di formazione e sviluppo del personale (63%), strumenti per la gestione della forza lavoro (62%) e in sistemi per

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l’analisi del traffico delle candidature (57%). L’83%, poi, è convinto che questa tecnologia giochi un ruolo cruciale nelle attività di attrazione e coinvolgimento e del talento, e il 71% che i nuovi strumenti aiutino a selezionare il candidato più idoneo, riducendo notevolmente i rischi di errore.

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In un momento di forte carenza di competenze, spiega il Report, le imprese guardano anche alla robotica per coprire i posti di lavoro vacanti, soprattutto nei paesi in cui il calo demografico nella fascia di età 26-55 anni è più marcato. L’83% del campione crede che la robotica avrà sul proprio business un impatto paragonabile a quello della talent scarsity o del calo demografico e l’87% pensa lo stesso della HR automation. I settori che saranno più colpiti dall’automazione e dalla robotizzazione saranno l’IT e le posizioni tecniche (35%), il marketing (33%) e le vendite (31%).

La ricerca ha anche elaborato due indici che fotografano il grado di maturità delle imprese per quanto riguarda le azioni e l’adozione del “total talent model” nei 17 paesi analizzati. Il “Total Talent Readiness Index” misura come gli human capital leader vedano le loro aziende in termini di budget dedicato a modelli di total talent e se siano lungimiranti nella crescita di business e nelle assunzioni.

Con un valore superiore a 100, che individua le aziende pronte e propense ad investire e adottare strategie di total talent, si trova il 60% dei paesi oggetto dell’indagine, fra i quali emergono la Germania (174), il Giappone (171) e il Regno Unito (158). A un valore in media o inferiore a 100, invece, si trovano le imprese meno preparate, fra cui quelle italiane, che si attestano su un valore pari a 101 (in crescita di 16 punti rispetto agli 85 del 2018).

Il “Total Talent Adoption Index”, invece, mostra come le aziende stiano utilizzando la tecnologia per attrarre, coinvolgere e trattenere i talenti, quanto siano focalizzate sull’innovazione e per quali scopi stiano investendo in talent analytics.

Anche in questo caso, l’adozione è più frequente nei paesi dove il tasso di scarsità di talenti è più elevato, come in Giappone (158), Germania (157), Australia (142) e Regno Unito (141). L’Italia si colloca in terz’ultima posizione, a quota 97 (comunque in crescita rispetto agli 85 punti del 2018), dopo il Messico (102) e davanti a India (95) e Stati Uniti (89).

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