Sarzana (Deliveroo): Nel 2021 valore food delivery a 1,45 mld

Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo in Italia

Un settore economico nato da pochissimo tempo e in continua crescita. E’ il food delivery, il cibo a domicilio ordinato on line che sta coinvolgendo sempre più italiani. Tanto che le previsioni di crescita del comparto sono sempre più elevate. “Nel 2019 il valore del mercato dell’online food delivery è stato di 560 milioni di euro. Al ritmo di crescita attuale, nel 2020 il valore sarà di 900 milioni e nel 2021 di 1,45 miliardi di euro”, annuncia ad Adnkronos/Labitalia Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo in Italia, tra i principali player del settore.

Numeri importanti che hanno stupito gli stessi operatori del settore. “I numeri del food delivery che ci aspettiamo per il 2020 -spiega ancora Sarzana- sono numeri che non ci saremmo mai aspettati quando abbiamo lanciato questo servizio”.

“Quattro anni fa -continua- il mondo del food delivery non esisteva, nel 2019 l’indotto generato dal food delivery, che si va ad aggiungere al business diretto che prima non esisteva, lo abbiamo stimato a più di 500 milioni di euro”, aggiunge Sarzana.

Entrando quindi nello specifico sui programmi di Deliveroo Sarzana specifica: “Noi per il 2020 abbiamo un programma estremamente ambizioso, che è quello di diventare il player di riferimento nazionale nel food delivery. Già il 2019 è stato un anno di fortissima espansione, siamo passati in 35 città a 150, una crescita di più del 300%. Nei primi sei mesi del 2020 arriveremo a 240 città coperte”.

Nel complesso, per quanto riguarda l’indotto, per il 2020 si stima, sottolinea Sarzana, che le attività di Deliveroo in Italia abbiano un impatto su 5.900 posti di lavoro, con un impatto economico di circa 160 milioni di euro. E Deliveroo oggi collabora con 9.000 ristoranti (che in media aumentano il fatturato di circa il 30% in più) e 8.500 rider, i fattorini che consegnano il cibo.

“A febbraio -spiega Sarzana- il focus rimane quello dell’espansione. Abbiamo annunciato l’apertura in 15 nuove città e la cosa interessante è che le città in cui abbiamo aperto sono località che hanno un’estensione molto più ridotta rispetto alle prime che abbiamo raggiunto, ma nonostante questo l’interesse e l’attrattività del servizio rimane invariata. Anzi, rappresentando una vera e propria novità perché non ci sono altri competitor che operano in quella città le persone sono spinte in particolar modo a provare il servizio nuovo che noi portiamo”, aggiunge.

Una crescita del mercato che, per Sarzana, non conoscerà sosta. “Una crescita che continua in termini lineari, e che non ci aspettiamo che decresca anche perché nelle prima città che abbiamo lanciato, Roma e Milano, che sono più ‘anziane’ rispetto alle altre, il tasso di crescita è rimasto costante nel corso degli ultimi 4 anni”, sottolinea il manager.

Infatti, secondo Sarzana, “Milano e Roma, che sono i nostri due capisaldi, le prime città che abbiamo lanciato, continuano a crescere e a raddoppiare il numero degli ordini di anno in anno”. “Roma ‘sconta’ il fatto – avverte – di essere stata lanciata sei mesi dopo Milano e quindi non è ancora riuscita a raggiungere i volumi di Milano, ma abbiamo noi stessi una scommessa sul fatto che a un certo punto Roma raggiungerà Milano anche solo per il fatto che ha tre volte la popolazione milanese”.

E nelle due città ‘capofila’ del proprio business aziendale Deliveroo intravede delle nuove tendenze nelle abitudini degli italiani. “In queste due città iniziamo ad osservare dei trend interessanti. Mentre all’inizio chi ‘testa’ il servizio lo fa ordinando i cibi classici del food delivery come hambuger, pizza o sushi, adesso compare nei primi 5 termini di ricerca sia a Milano che a Roma il piatto più tradizionale della cucina italiana che tutti noi abbiamo iniziato a conoscere da piccoli, che è la pasta”, sottolinea Sarzana. “Quindi, le persone più ordinano più si spostano su un consumo che è quotidiano e quindi una scelta di consumo che i consumatori fanno rispetto all’eccezionalità dell’ordine una volta al mese di qualcosa che in casa non posso fare come cibo etnico o hamburger”, conclude. 

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