La Procura di Bari ha iscritto nel registro degli indagati per concorso in bancarotta due ex manager della Banca Popolare di Bari nell’inchiesta sul crac delle società del gruppo Fusillo di Noci (Bari). Sono Gianluca Jacobini, ex condirettore generale, figlio dell’ex presidente Marco Jacobini, e Nicola Loperfido, ex responsabile della direzione crediti. La banca, è l’ipotesi dei pm, avrebbe contribuito al dissesto delle società continuando a erogare credito e così aumentandone i debiti.

C’è anche l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, Giorgio Papa, tra gli indagati per concorso nella bancarotta fraudolenta delle società del gruppo Fusillo di Noci (Bari). La Procura ipotizza lo stesso reato nei confronti di Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell’istituto, e di Nicola Loperfido, ex responsabile della direzione crediti. I tre avrebbero contribuito, in concorso con gli ex amministratori delle società Fusillo, ad aggravarne lo stato di dissesto, erogando prestiti quando le imprese erano già in crisi.

Nei confronti di Jacobini e Loperfido il 12 dicembre scorso, alla vigilia del commissariamento della banca, il cda ha avviato le procedure per una azione di responsabilità. L’attenzione della magistratura barese sul loro coinvolgimento nel crac delle società del gruppo Fusillo risale all’estate scorsa, quando la Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore aggiunto Roberto Rossi e del sostituto Lanfranco Marazia, ha eseguito perquisizioni nelle sedi delle società poi dichiarate fallite (all’epoca erano indagati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio quattro imprenditori) e nella direzione generale della banca. Le indagini della Guardia di Finanza “hanno consentito di far emergere il ruolo della Banca Popolare di Bari – spiegavano gli inquirenti già al momento delle perquisizioni – quale principale creditore delle imprese sottoposte a procedura concorsuale, risultate esposte con l’istituto di credito per una cifra di poco inferiore ai 140 milioni di euro, a seguito delle ingenti linee di credito elargite negli anni”. Stando agli accertamenti dei finanzieri baresi, la banca, nonostante fosse creditrice di oltre 100 milioni di euro dalle società del gruppo Fusillo, all’epoca in procedura di concordato preventivo, nel marzo 2019 avrebbe erogato in loro favore nuova finanza per circa 40 milioni di euro. Un “intervento estremamente oneroso – annotava la Gdf – che si aggiunge ai numerosi già effettuati in passato, sulla cui sostenibilità finanziaria appare necessario investigare”. Ed è proprio sulle linee di credito concesse dal 2010 al 2019 dalla banca alle società Fusillo che si sono concentrate le indagini degli ultimi mesi, fino all’attuale ipotesi di bancarotta anche a carico degli ex dirigenti della Popolare di Bari. 

   

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