Prima Pagina>Regioni>Sardegna>Didattica a distanza Sassari-Pechino
Sardegna

Didattica a distanza Sassari-Pechino

(ANSA) – SASSARI, 21 MAR – Non può andare a scuola per via del Coronavirus. Sta a casa, a Sassari, e fa lezione di storia a distanza. Sveglia, caffè, Skype e via: spiegazione o verifica. È una storia come quella di tanti altri prof che hanno dovuto imparare su due piedi qualche rudimento di didattica a distanza e di video-chat. Solo che Nicola Seu, 42 anni, sassarese, insegna in Cina. A Pechino, precisamente, alla “Beijing New Oriental Foreign Language School at Chang Ping”, una scuola internazionale bilingue organizzata sul modello americano: campus, residenze studentesche, impianti sportivi, spazi aperti.

Advertisements
/>    Un’oasi di occidente nel cuore della capitale cinese. La prima sveglia del prof suona abbastanza normalmente da consentirgli una vita in famiglia in quarantena e appuntamenti virtuali con gli amici. L’altra suona a mezzanotte. Il tempo di mettere su il caffè e si lavora sino alle 6 del mattino. Due vite e un’esistenza appesa alla doppia apprensione per quanto succede in quello che è sempre stato il suo mondo, la Sardegna, e quello che lo è diventato dal 2015, Pechino. “Ci sono finito casualmente, dopo il Master&Back ho dovuto cercare lavoro altrove e l’ho trovato in Cina”, dice il prof. “L’inizio è stato molto difficile, la differenza culturale è piuttosto grossa, pensano e vivono in maniera molto diversa, per loro sei e sarai sempre uno straniero”. Non semplice, tanto più che “anche gli studenti sono quasi tutti cinesi, a parte alcuni americani e sporadici casi di europei”.
    Quando il coronavirus ha travolto la Cina – “ma Pechino è stata colpita meno di altre città”, afferma – era all’estero per un breve soggiorno. “Hanno chiuso le scuole e allora ho deciso di proseguire per Sassari – prosegue – dove mi è arrivata la comunicazione per tutti gli insegnanti: state dove siete”.
    Nicola Seu chiede notizie ogni giorno a studenti e colleghi, quella ora è casa sua e non vede l’ora di tornare.
    “Significherebbe tornare alla normalità”, spiega. “E poi, ormai, lì mi sono ritagliato un mio spazio”. (ANSA).
   

Advertisements