Si chiama “Proporzionale sarda” ed è la proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica del sistema elettorale vigente in Sardegna. A promuovere la raccolta delle firme (ne servono diecimila) che partirà ai primi di ottobre, sono gli indipendentisti di Liberu – Lìberos Rispetados Uguales. “Abbiamo scelto questa modalità perché pensiamo sia corretto affidare al popolo sardo la possibilità di decidere sulle regole che disciplinano la sua rappresentatività all’interno del Consiglio regionale”, ha spiegato il leader del movimento Pier Franco Devias.

Il testo di quindici articoli ha l’obiettivo di scardinare l’attuale legge che, dice Liberu, “favorisce solo determinati partiti politici, i territori più forti e gli uomini in generale”. Oltre al proporzionale puro, l’impianto prevede un collegio unico regionale. Questo perché, spiega ancora Devias, “i sardi sono pochi e non c’è ragione per avere otto circoscrizioni elettorali”. Ognuno può essere votato in tutta la Sardegna, anche se al momento di decidere le candidature deve essere rispettata la rappresentanza di tutti i territori. Ancora: ogni lista corre da sola e non esiste la possibilità di costituire coalizioni.

Il voto disgiunto non sarà più praticabile anche perché il candidato presidente è legato alla lista, quindi non potrà più essere l’ago della bilancia del risultato elettorale. Altra novità, effetto del meccanismo, è che non potrà più succedere che candidati a governatore che abbiano ottenuto tanti voti come Michela Murgia nel 2014 o Francesco Desogus del M5s nell’ultima tornata, restino fuori dall’Assemblea. Infine, il premio di maggioranza previsto è del 25%. “Si tratta di una legge che porta l’elettore a sostenere una progettualità politica – sottolinea Devias – questa è una proposta di alternativa democratica contro una strutturazione feudale della politica. Ora abbiamo socializzato il nostro impegno e lo condividiamo con chiunque voglia aderire: persone singole, comitati, gruppi politici e movimenti”.
   

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