“Dopo di me, anche alcuni miei colleghi di studio sono rimasti contagiati. Due di loro sono stati ricoverati ma tra ieri e oggi sono usciti, quindi mi sento doppiamente felice”. Raffaela De Cristofaro, medico di famiglia di 65 anni di Saint-Christophe, da oggi si sente “libera”. Non è più affetta da Covid-19: è arrivata “la comunicazione del tampone negativo, l’ordinanza comunale mi dice che non ho più l’obbligo di isolamento. Adesso sono qui a casa e comunico con i miei pazienti per quello che posso”, perché “da una decina di giorni ho ripreso a lavorare da remoto in supporto al mio sostituto”. Dopo “una prima settimana con la febbre alta, questa malattia mi ha costretto a letto per altre due settimane”.
    “Sono stata male la sera del 10 marzo e la mattina dopo ho fatto il tampone. In 24 ore ho avuto l’esito e mi sono resa conto che eravamo impreparati e con poca competenza rispetto alla situazione che ci è caduta addosso. Pur avendo seguito i protocolli di quei giorni mi sono sentita responsabile come possibile fonte di contagio per i miei colleghi, i miei pazienti e la mia famiglia”.
    Ha trascorso la quarantena con la figlia. “Vive con me, anche lei si è interrogata sulla salute delle persone con cui era stata a contatto. Ha avuto qualche sintomo ma non le è stato fatto il tampone dato che era già in isolamento con me. Poi piano piano anche per lei è andata meglio. Ora la prima cosa che farò – sorride – è uscire a verificare se la mia auto parte ancora. E nel contempo godermi dal parcheggio gli ultimi raggi di sole di questa giornata”.
   

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