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Cronaca Valle d'Aosta

Inchiesta Finaosta, procura ricorre in appello contro assoluzioni

 

La procura di Aosta ha presentato ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione dell’ex presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin, dell’ex assessore regionale al bilancio Ego Perron e dell’ex presidente della Finaosta spa Massimo Leveque nel processo riguardante la nomina di quest’ultimo a capo della finanziaria regionale. I tre sono stati assolti dal gup Luca Fadda dall’accusa di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente “perché il fatto non sussiste” in quanto la nomina si pone “al di fuori della nozione di ‘gara’ delineata dalla Suprema Corte nel proprio indirizzo giurisprudenziale consolidato”. 

Secondo il pm Luca Ceccanti invece è “stata erroneamente interpretata la fattispecie contestata e erroneamente e non adeguatamente valutate le prove documentali”. Infatti “la giurisprudenza – prosegue Ceccanti – fornisce un’interpretazione estremamente ampia dei termini di “gara” e bando riconoscendo i presupposti del delitto in tutti i casi di cosiddette gare di consultazione che si svolgono senza osservanza dei termini e delle disposizioni legislative”.

Inchiesta Finaosta: pm, procedura alterata illegittimanente – Un “imponente quadro probatorio” consente di ritenere che la procedura di scelta del presidente della Finaosta spa “sia stata alterata illegittimamente”. E’ questo uno dei motivi alla base della decisione della procura di Aosta di ricorrere in appello contro l’assoluzione, da parte del gup Luca Fadda, dell’ex presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin, dell’ex assessore regionale al bilancio Ego Perron e dell’ex presidente della Finaosta spa Massimo Leveque nel processo riguardante la nomina di quest’ultimo a capo della finanziaria regionale.

“Il gup – spiega il pm Luca Ceccanti nelle motivazioni del ricorso – implicitamente mostra di ritenere sussistente l’accordo tra i politici e il professionista, finalizzato a garantire quest’ultimo l’accesso all’incarico di presidente del consiglio d’amministrazione, previa garanzia di riconoscimento di un’indennità ben superiore a quella massima consentita”. A sostegno di questa tesi il sostituto procuratore cita il materiale sequestrato durante le indagini condotte dai carabinieri: “in particolare la lettera dattiloscritta reperita sui pc in uso a Leveque, con cui questi richiama i due interlocutori politici al rispetto degli impegni presi sulla base delle rassicurazioni date, le dichiarazioni rese da La Torre Leonardo che, nel confermare il contenuto delle conversazioni telefoniche evidenzia l’impegno di Perron e Rollandin a garantire al professionista il compenso promesso e contrastante con le norme di legge, la circostanza che Leveque abbia rinunciato a un incarico di consulenza proprio in quanto certo che avrebbe percepito un compenso nella misura a lui garantita dai coimputati attuali”.

 

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