Sulla relazione della commissione speciale sulla Cva è scaturito un lungo dibattito in Consiglio Valle, iniziato martedì pomeriggio e durato circa 20 ore, con posizioni differenti riguardo alla quotazione in borsa.
    “La Commissione ha osservato come emergano due possibili scenari – ha dichiarato Alessandro Nogara (Alliance valdotaine), presidente della commissione – atti a soddisfare la necessità di garantire le migliori condizioni di operatività della Compagnia Valdostana delle Acque, a beneficio della comunità valdostana: uno relativo all’approvazione di apposite norme di attuazione e l’altro che preveda la quotazione di una parte delle azioni, fermo restando la proprietà della Regione sulla maggioranza del pacchetto azionario. La Commissione ha inoltre rilevato come, a detta degli esperti, la percorribilità dell’opzione “norme di attuazione”, ai fini della valorizzazione sul mercato, possa presentare una maggiore aleatorietà nei tempi e negli esiti del percorso, rispetto alla linearità delle certezze, anche temporali, che caratterizzano l’iter di quotazione”.
    Per Chiara Minelli (Rete civica), “la Cva deve rimanere completamente pubblica e a servizio della comunità: attraverso una norma di attuazione si possono accrescere le competenze della Regione in materia di disciplina delle concessioni e delle società partecipate operanti nel settore energetico. E’ questa la strada maestra da seguire”.
    “Davvero la Regione ha tutti gli elementi per prendere la scelta migliore? Oppure ci si è limitati al solo scenario della quotazione in borsa, invocando una norma di attuazione che pare piuttosto essere usata come una cortina fumogena?” E’ quanto si è chiesto Stefano Aggravi (Lega Vda), che ha aggiunto: “Ad oggi ai consiglieri mancano importanti informazioni, analisi ed elementi di confronto, mi rammarico del fatto che la relazione pecca nel voler andare in una sola strada, senza aver avuto a monte una valutazione patrimoniale e quantitativa dei rischi e delle potenzialità dei vari scenari, peraltro molto diversi tra loro”.
    Per Luciano Mossa (M5S) “è importante mantenere la società interamente nelle mani del pubblico, il processo di quotazione in borsa è il primo passo verso la privatizzazione, il cui obiettivo non sarà più la tutela dell’ambiente ma il mero profitto economico: a prescindere dall’assetto societario, il valore di Cva è destinato a crescere vorticosamente, a seguito dell’imminente sostituzione globale delle forme di produzione di energia nucleare e fossili a favore delle rinnovabili. Questo è il motivo principe per non quotare in borsa Cva, occorre esaminare a fondo tutte le soluzioni possibili per superare gli impedimenti, quali la legge Madia e i vincoli della concessione delle acque a scopo idroelettrico attraverso le norme di attuazione”. “Vi sono vari motivi che portano a dire no alla quotazione – ha osservato Daria Pulz (Rete civica) – il primo dei quali è che il sistema capitalista non è guidato dall’etica e dal bene comune, bensì dal profitto con speculatori che puntano a dividendi sempre maggiori. Sulla base di un’analisi dell’Università di Torino, la quotazione garantirebbe l’accesso immediato a nuovi capitali e al miglioramento dell’immagine dell’azienda, ma la Regione perderebbe il diritto a incassare una parte dei dividendi, il che nel lungo periodo porterebbe a una perdita di gran lunga superiore alla vendita delle azioni”. “La gestione della Cva – ha detto Patrizia Morelli (Alliance valdotaine) – coincide nella percezione comune con la proprietà delle acque: un’identificazione errata, ma talmente forte da far sì che si crei un’uguaglianza matematica per cui la società corrisponda alla proprietà delle acque. Non è così: si tratta di due questioni regolamentate da ambiti diversi e non si rinuncia alla proprietà delle acque, qualsiasi decisione venga assunta.
La quotazione – inoltre – non è un argomento tabu, ci si quota per crescere, per consolidare un’azienda, è uno strumento fornito dalla legge per sottrarre da ingranaggi troppo rigidi una società che ha la necessità di essere dinamica, pur mantenendo sempre la maggioranza in capo alla  Regione”. Per Roberto Cognetta (Mouv’) “su quale sia la migliore valorizzazione della società non c’è stato il dovuto approfondimento e si sono fatti i conti senza l’oste. E l’oste è la Corte dei conti, che castiga quando non si portano avanti correttamente i provvedimenti e i Consiglieri devono poi pagare di tasca propria, come è successo negli ultimi anni. La quotazione in borsa è la migliore forma di valorizzazione? Allo stato attuale non c’è un supporto reale di numeri e ragionamenti che agevoli le decisioni per renderle attuabili”. Giovanni Barocco (Union valdotaine) ha ribadito che “il
servizio idrico integrato valdostano è interamente pubblico, l’acqua è pubblica e la quotazione riguarda una parte di Cva, collocando sul mercato un 30-35% che è matematicamente una minoranza. Si deve procedere obtorto collo perché il tempo stringe affinché Cva sia una società senza lacci e lacciuoli, in cui la politica abbia ruolo marginale. Deve restare un gioiello di famiglia valdostano, in mano ad una governance pubblica moderna, improntata alla trasparenza e all’attenzione all’ambiente”. “Su questo tema non si può più tergiversare – ha aggiunto Pierluigi Marquis (Stella alpina) – perché sarebbe un dramma per l’economia della Valle d’Aosta e per il futuro della comunità. Con il percorso di quotazione Cva potrà dare il contributo alla transizione energetica e potrà soddisfare l’esigenza di potenziare la sua attività nell’ambito delle rinnovabili oltre che diversificare: attività che sotto il cappio della legge Madia non si possono mettere in essere”. “Il Governo a forte trazione autonomista – ha osservato l’assessore alle finanze, Renzo Testolin (Uv) – non ha voglia di essere presso per la giacchetta ed essere tacciato di voler intraprendere un percorso che voglia andare a vendere o a svendere le acque della nostra regione, su cui non ci devono essere fraintendimenti: la proprietà dell’acqua sarà esclusivo compito e diritto dell’Amministrazione regionale”.

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