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Valle d'Aosta

Sorbara a pm, agivo con consenso giunta

Durante un interrogatorio durato oltre cinque ore l’ex assessore al Comune di Aosta e consigliere regionale attualmente sospeso Marco Sorbara ha detto di aver “fatto tutto in assoluta trasparenza, sempre col consenso della giunta se doveva essere adottata una delibera“. Lo spiega il suo avvocato, Raffaele Della Valle (che lo assiste insieme ai colleghi Sandro Sorbara e Donatella Rapetti), dopo che Sorbara ha risposto “esaustivamente a tutte le domande” dei pm della Dda di Torino Valerio Longi e Stefano Castellani. Circostanze “penalmente rilevanti secondo l’accusa” sono stati descritti come “episodi di assoluta buona fede” da Sorbara, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e in carcere a Biella dal 23 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione Geenna contro presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. “Era molto tranquillo, ma sofferente per la lunga carcerazione che lo ha penalizzato: è dimagrito 8-9 chili. Però ha fiducia, la fiducia di chi si sente innocente”.

Sorbara “ha chiarito qualsiasi circostanza professandosi innocente nel modo più assoluto“, ad esempio quando un cittadino “si è rivolto a lui per sapere come gareggiare per avere una casa popolare, lui si è limitato a segnalare di andare a uno sportello apposito, che dà tutte le segnalazioni. Tutta la sua assistenza era ai poveri, ai bambini, agli handicappati“, ha evidenziato l’avvocato Della Valle. Riguardo al “voto di scambio, i pm non “lo hanno più contestato perché non se ne è neanche parlato”.
Dopo il ‘no’ alla scarcerazione arrivato dal tribunale Riesame a metà febbraio (provvedimento ancora impugnabile in Cassazione), il legale ha anticipato: “Nel giro di 5-6 giorni magari faremo un’istanza di arresti domiciliari” al gip.
Secondo gli inquirenti Marco Sorbara, in qualità di assessore alle Politiche sociali, era la longa manus all’interno della giunta comunale di Aosta del ristoratore Antonio Raso, considerato dai carabinieri un “esponente di vertice” del locale di ‘ndrangheta di Aosta. “Non ha avvantaggiato né tantomeno danneggiato nessuno e i suoi rapporti con Raso sono rapporti tra persone che si conoscono fin da bambini. Ma Raso non ha mai interloquito, interferito sulla sua attività né lui ha mai soddisfatto eventuale desideri di Raso di ottenere qualcosa. Frequentava ovviamente la sua pizzeria, che frequenta tutta Aosta”, ha spiegato l’avvocato.
“Abbiamo trovato dei pm molto disponibili ad ascoltare in un clima di assoluta serenità”, ha detto il legale. “La sensazione mia – ha aggiunto – è che i magistrati fossero molto curiosi di conoscere i fatti e che i carabinieri avessero descritto degli episodi di poco conto attribuendoli una valenza che sul piano tecnico-giuridico non hanno: l’assessore parla con tutti, non è che deve chiedere il certificato penale o addirittura il certificato dei parenti fino al terzo o quarto grado. Lui è l’assessore di tutti” e “ha avuto più voti di tutti nell’assoluta trasparenza”.
   

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