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Afmal, da 40 anni in missione per curare

Da quarant’anni A.F.Ma.L – Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani – invia medici volontari in diverse parti del mondo dall’Africa alle Filippine, senza trascurare l’Italia dove l’associazione è attiva nell’accoglienza di senzatetto e indigenti. L’ong nata nel 1979 per iniziativa dell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli ha come propria mission quella di assistere e aiutare i più poveri fornendo cure, ma anche formando i medici locali.
Tra i progetti attivi ci sono “Sulla strada di Cricchio” per la diagnosi e il trattamento delle epilessie e delle malattie mentali nei bambini in Senegal in due ospedali dei Fatebenefratelli, il centro per la Salute mentale “Dalal-Xel” a Thies e il “Dalal-Wel” di Fatik, c’è poi il progetto “Ridare la Luce”, finalizzato a curare la cataratta sempre in Africa (15mila gli interventi effettuati in Africa Sub-Sahariana dal 1979). Sono 70 i Paesi interessati alla missione di Afmal: al di là dell’Africa i progetti riguardano anche America Latina, Asia e Balcani.

Quelli che può mettere in campo Afmal sono numeri di tutto rispetto: dalla sua fondazione l’ong ha aiutato 40 milioni di persone coinvolgendo oltre 1.600 medici attraverso 170 progetti di sviluppo ed emergenza realizzati in quattro decenni.
Nelle scorse settimana si è svolta una missione nelle Filippine che ha coinvolto una decina di medici che sono intervenuti nei distretti di Manila e nell’Isola di Bohol, dove, come racconta Giuseppe Alvaro medico volontario (nella foto) «c’è una scarsa presenza di strutture sanitarie». Alvaro, 48 anni che lavora all’ospedale San Pietro a Roma, da dieci anni va in missione con Afmal e per la terza volta è stato nelle Filippine. «Lo scorso anno sono stato a Tanza nel distretto di Cavite dove abbiamo assistito alcune famiglie che vivono in una discarica: rovistano tra i rifiuti per trovare qualcosa da rivendere», ricorda il medico che sottolinea l’importanza delle missioni di Afmal che rispondono ai bisogni di una popolazione povera che non è in grado di pagarsi le cure. «Nelle Filippine c’è una grossa fetta di persone che non riescono ad andare dal mendico o a pagarsi le medicine, la loro copertura sanitaria è al 20% e anche se la nuova presidenza sta cambiando le cose ci sono ancora tanti poveri per cui curarsi è un vero lusso». Nel corso delle due settimane di missione i medici e i sanitari effettuano visite ambulatoriali di base «e diamo anche i farmaci», precisa. La missione si appoggia alle strutture religiose non solo dei Fatebenefratelli presenti nel Paese, come per esempio le suore Orsoline che si occupano di educazione delle fasce povere del Paese.

Se si chiede al dottor Alvaro che cosa lo abbia portato dieci anni fa a iniziare la sua attività di volontario ricorda che in fondo «il medico missionario è una figura che uno ha sempre in mente, ci si pensa fin dall’Università. In quel periodo stavo vivendo un momento di crisi lavorativa e per ritrovare la passione e l’entusiasmo degli inizi ho ripensato alla missione. Ne ho parlato con fra Gerardo d’Auria (vicepresidente di Afmal, ndr.) e mi ha detto che questa sarebbe stata un’esperienza utile. E lo è stata: è vero che facciamo del bene, ma per me ha voluto dire anche ritrovare le ragioni del mio essere medico», sottolinea Alvaro che ha in animo di continuare a mettersi a disposizione. «Sono sempre molto felice quando posso andare con altri colleghi a lavorare in un progetto dell’associazione», confida.

Anche fra Massimo Scribano (nella foto), cappellano dell’ospedale San Giovanni di Dio di Genzano (Roma), ha partecipato all’ultima missione nelle Filippine. Da vent’anni nell’ordine, non è un sanitario, è un educatore professionale e sacerdote e tiene a precisare che accanto all’azione nei diversi Paesi del mondo, l’Afmal opera anche in Italia «a volte non vediamo il nostro vicino può avere bisogno. L’associazione è nata per portare aiuto all’estero, ma nel giro di pochi anni ci si è resi conto che in Italia ci possono essere persone in difficoltà a livello sanitario e proprio in qui arriva in aiuto l’ambulatorio mobile “Oasi della Salute” (operativo in Campania e nel Lazio – ndr.)».

Tornando ai progetti internazionali fra Massimo sottolinea come nell’ultima missione nelle Filippine si sia toccato con mano, ancora una volta, il valore dell’aiuto portato alle popolazioni. «Lì abbiamo due case dei Fatebenefratelli e collaboriamo con la chiesa locale che aiuta le persone in difficoltà. Ci sono le consorelle, le suore Orsoline che ci aiutano nella nostra opera sanitaria: vanno nelle baracche a portare i medicinali, anche il paracetamolo per alcuni è un lusso», racconta. «Ma dove non ci sono le strutture dei Fatebenefratelli, come in Mali o in Ciad ci appoggiamo agli ospedali locali». Un’azione di aiuto che non si ferma alla missione di due settimane in loco. «I nostri medici fanno formazione in loco a infermieri e dottori. Per esempio, per il progetto Ridare la Luce abbiamo operato 800 persone di cataratta in 15 giorni e gli oculisti dell’ospedale San Pietro di Roma hanno fatto formazione, un vero e proprio master accelerato così che una volta andati via noi le persone non dovessero aspettare un anno per poter tornare a vedere», illustra fra Massimo.

L’essere un religioso per fra Massimo è l’opportunità di «una marcia in più che deriva dalla fede» nell’andare incontro agli altri, ma questo non è un ostacolo al fatto che nell’associazione tra i sanitari volontari ci siano anche persone di fedi diverse. «La gratuità, il portare il proprio sapere e spendere il proprio tempo gratis per uno che sta soffrendo va al di là della fede. È qualcosa che aiuta ad essere un essere umano completo e realizzato».
Del resto l’Afmal è un’associazione laicale in cui se il presidente è sempre un religioso – attualmente fra Pietro Cicinelli – il consiglio nazionale vede una forte presenza dei laici.

In apertura un’immagine di una recente missione in Senegal per il progetto “Sulla stada di Chiccio” per la diagnosi e il trattamento delle epilessie e delle malattie mentali nei bambini.

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