
(ANSA) – TRENTO, 19 MAG – Uno studio dell’Università di
Trento e della Stony Brook University di New York, pubblicato in
versione pre-print sulla rivista Biological Psychiatry:
Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, mette in discussione
molte convinzioni sul rapporto fra autismo ed emozioni ed apre a
nuovi scenari per migliorare le condizioni di vita e le
relazioni sociali delle persone affette da disturbi dello
spettro autistico (Asd). In particolare, lo studio mostra che le
emozioni facciali sono codificate nel cervello delle persone con
autismo e che con l’apprendimento automatico viene realizzata
una rappresentazione dei modelli neurali che ogni cervello
applica per decodificare le emozioni.
Leggere le espressioni facciali e decodificare le emozioni è
effettivamente difficile per chi è affetto da disturbi dello
spettro autistico. Ma la ragione non sta nella capacità di
codifica dei segnali neurali da parte del cervello – come si è
sempre pensato, osservano i ricercatori – quanto piuttosto nei
problemi nella traduzione delle informazioni. Un problema che in
questo periodo si acuisce anche a causa delle misure di
contenimento della pandemia. “Particolarmente adesso l’uso
costante di mascherine di protezione – spiega Matthew D. Lerner,
coautore dello studio e docente di Psicologia, Psichiatria e
Pediatria alla Stony Brook University – limita l’espressività
del viso e questo comporta una minore disponibilità di
informazioni sulle nostre emozioni. Ecco perché è importante
capire come, quando e per chi emergano difficoltà di
comprensione, quali siano i meccanismi alla base del
fraintendimento”. “Al momento – aggiunge Lerner – si tende a
utilizzare protesi per il riconoscimento delle emozioni che
aiutano la percezione visiva del movimento biologico. I nostri
risultati suggeriscono che bisognerebbe concentrarsi invece su
come aiutare il cervello a trasmettere una codifica intatta del
messaggio che veicola l’emozione correttamente percepita”.
(ANSA).
Fonte Ansa.it
