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Cancro al seno: con il test sui geni addio alla chemioterapia

Una ricerca americana dimostra come la terapia personalizzata basata sullo studio del Dna possa evitare a 7 donne su 10 la cura tradizionale, con tutti gli effetti collaterali che ne derivano. In Italia potrebbero beneficiarne circa 3mila pazienti

Cambia la pratica clinica: si passa da una cura “generalizzata” a una terapia personalizzata sulla singola paziente, in base alle informazioni genomiche   

Chicago – Si chiama TAILORx, è finanziato con fondi federali e ha già riscosso enormi consensi proprio per il grande impatto che si prevede determinerà nella pratica clinica e nella cura delle pazienti. In Italia, circa 3mila donne con questa neoplasia ogni anno potrebbero evitare la chemio sulla base del nuovo test.

Un grande passo avanti” per le donne con un tumore al seno. È questa la reazione degli oncologi di tutto il mondo a uno studio americano che, sulla base di un test su 21 geni,  individua le pazienti con cancro al seno iniziale, facendo loro evitare la chemioterapia con i relativi effetti collaterali.

La ricerca è stata presentata nei giorni scorsi al 54esimo congresso mondiale dell’American society of clinical oncology di Chicago, il più grande convegno planetario sul cancro.

È il primo studio mai condotto che mette in pratica la cosiddetta “medicina di precisione”, il tema di quest’anno del meeting dell’Asco: “Metà di tutti i tumori al seno hanno recettori per gli ormoni, non hanno i recettori Her2 e non hanno linfonodi ascellari compromessi – commenta Joseph A. Sparano dell’Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York e primo autore dello studio, in contemporanea pubblicato anche sul New England Journal of Medicinei nostri dati mostrano che la chemioterapia può essere evitata in circa il 70 per cento di queste donne, e limitata a quel 30 per cento di casi dove, invece, ha un reale beneficio”.

Dopo l’intervento chirurgico si potrebbe evitare la chemio e ricevere solo ormonoterapia – Condotto su 10.273 donne con la forma più comune della malattia, ossia con recettori ormonali postivi e Her2-negativo, lo studio “avrà un impatto immediato, risparmiando dopo l’intervento chirurgico, a migliaia di donne – affermano i ricercatori – gli effetti collaterali della chemio“. La ricerca, infatti, non ha rilevato alcun miglioramento in termini di sopravvivenza libera dalla malattia quando la chemio era aggiunta all’ormonoterapia. Il test misura, con un punteggio da 1 a 100 sulla base dell’espressione di 21 geni, il rischio di recidiva a 10 anni e individua quali pazienti possono trarre beneficio dalla chemio: le donne con punteggio basso (0-10) dovrebbero ricevere solo ormonoterapia e quelle con punteggio alto (26-100) ormonoterapia più chemio.

Prima del test “c’era incertezza su quale fosse la giusta terapia per le donne con punteggio intermedio 11-25. Ora lo studio dà una risposta definitiva: in un periodo di follow-up dello studio di 7,5 anni, si è evidenziato che la sola ormonoterapia non era meno efficace della chemio più ormonoterapia, nelle pazienti con punteggio 11-25, in termini di sopravvivenza e ricomparsa della malattia“, spiega il responsabile dello studio Joseph Sparano, dell’Albert Einstein Cancer Center di New York.

Quando si può applicare lo studio – Secondo gli autori della ricerca la chemio è quindi inutile nelle pazienti over-50 con punteggio 0-25 e le pazienti con meno di 50 anni e punteggio 0-15. “Un grande passo avanti che avrà un impatto su un larghissimo numero di persone e cambierà l’approccio dei medici“, ha dichiarato il presidente Asco, Bruce Johnson.

Anche in Italia, spiega il direttore dell’Unità di oncologia dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, Francesco Cognetti, “abbiamo effettuato uno studio simile a quello americano utilizzando il test che misura il rischio di recidive per queste pazienti con cancro al seno iniziale, con un campione di 1.752 pazienti operate al seno. Dopo aver effettuato il test, si è determinato un cambiamento della valutazione medica per circa il 25 per cento di queste pazienti, per le quali si è infatti valutato di passare da una terapia con chemio e ormonoterapia ad una che prevedeva la sola ormonoterapia“.   

Poter evitare la chemioterapia significa, infatti – rileva Cognetti – meno tossicità, meno effetti collaterali, maggiore salvaguarda della fertilità. Il tutto anche con un contenimento dei costi per il sistema“. Si tratta, sottolinea, “anche di un cambiamento nella pratica clinica, perché con questo approccio si ritaglia una cura sulla singola paziente e non si fa più riferimento ad una cura generalizzata per tutte le pazienti“.   

Opinione condivisa da Pierfranco Conte, direttore Unità di oncologia all’Istituto oncologico veneto di Padova: “Questo studio va in aiuto di pazienti e medici per una condivisione delle scelte terapeutiche, aggiungendo un’informazione scientifica oggettiva importante, perché ora si può affermare che le pazienti con tali caratteristiche possono evitare la chemio“. In Italia sono circa 50mila i casi di tumore al seno ogni anno di cui 45mila in fase iniziale. Di questi, spiega Cognetti, “circa 32mila sono a basso rischio e già adottano la sola ormonoterapia. Dei restanti circa 13mila casi, sarebbero all’incirca 3mila quelli in cui si potrebbe evitare la chemio sulla base del test sui geni“.

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