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Per chiudere questo tranquillo mese di agosto ci mancava solo la cimice assassina

Potrebbe sembrare un tranquillo insettino colorato, ma in realtà è portatore di una patologia che preoccupa gli endemologi nel mondo. La malattia di Chagas si sta diffondendo in Stati Uniti ed Europa, colpendo anche l’Italia.

Il suo nome è malattia di Chagas o Tripanosomiasi americana ed è trasmessa dalle cimici triatomine. Patologia endemica in Sud America, si sta gradualmente diffondendo anche negli Stati Uniti e in Europa, colpendo anche l’Italia.In America è chiamato “kissing bug”, l’insetto del bacio o anche “silent killer” dato che la maggior parte degli infetti non si accorge di aver contratto la malattia e non danno segni di infezione.

Si tratta di una patologia infettiva causata dal protozoo Trypanosoma cruzi il cui vettore sono le cimici ematofaghe della famiglia delle Triatominae. Il contagio avviene tramite puntura della cimice, che mentre si nutre del sangue umano rilascia feci e urine contenenti il protozoo. Grattandosi per il prurito causato dalla puntura il soggetto facilita l’ingresso al protozoo nella ferita.

L’appellativo insetto del bacio deriva dal fatto che solitamente è solito pungere il volto, specie nelle ore notturne. Secondo un rapporto dell‘American Hearth Association e della Inter American Society of Cardiology, la malattia è in continua espansione e diffusione negli Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone. Se non trattata può causare gravi conseguenze e complicazioni, sia cardiache che intestinali nel 30% dei pazienti, che possono addirittura condurre alla morte nei casi più gravi.

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Secondo le stime Oms la malattia provocherebbe ogni anno più di 12000 morti, oltre ad un numero di persone infette nel mondo pari a 8 milioni, di cui però solo l’1% riesce ad ottenere un’accurata diagnosi e dunque a curarsi.

Ma quali sono i sintomi?

Il protozoo ha un periodo di incubazione di circa una settimana, in seguito al quale la malattia può presentarsi in forma acuta oppure cronica, con sintomi di varia gravità che possono anche non manifestarsi fino alla comparsa delle gravi complicanze.

La fase acuta, caratterizzata dal moltiplicarsi dei protozoi nell’organismo, presenta come principali sintomi febbre, mal di testa, dolori muscolari, insonnia, disturbi intestinali, disturbi respiratori, linfonodi e fegato ingrossati. La zona della puntura potrebbe risultare ingrossata ed irritata, dal colore rosso-violaceo. Nel caso in cui il protozoo penetrasse nell’occhio in seguito a strofinamento da parte del soggetto infetto, potrebbe sviluppare il caratteristico “Segno di Romaña”, un edema in corrispondenza delle palpebre che può durare oltre due mesi. Generalmente la fase acuta regredisce dopo alcune settimane e il 70% circa delle persone entra in una fase indeterminata che può durare tutta la vita senza altri sintomi. Il 30% sviluppa invece la fase cronica.

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La fase cronica è la più pericolosa della malattia e colpisce soprattutto gli uomini. Il parassita si annida nel tessuto cardiaco dando vita ad una serie di complicazioni che possono causare la morte per arresto cardiaco, anche all’improvviso. Ingrossamento e deterioramento del tessuto miocardiaco, aritmie, tachicardia, dolore al torace sono solo alcuni tra i sintomi e gli effetti che possono manifestarsi anche a 10 o 20 anni dalla puntura della cimice. I protozoi si insinuano nella muscolatura liscia, aggredendo anche quella del tratto digerente. Possono inoltre causare anche disturbi neurologici ed encefalopatie. Negli Stati Uniti ci sono almeno 11 specie di cimici Triatomine, alcune delle quali trasmettono Chagas. Secondo gli epidemiologici molte persone sono infette ma non sanno di esserlo.

La diagnosi avviene attraverso il rilevamento di anticorpi connessi alla presenza del protozoo, oppure osservando la presenza diretta del parassita in campioni di sangue. Per quanto riguarda la cura invece, essa è efficace solo nelle prime settimane successive all’infezione, ovvero durante la fase acuta. In quanto ai farmaci utilizzati i principali sono benznidazole e nifurtimox, la cui efficacia è però limitata. Ad oggi non esiste ancora alcun vaccino e l’unico modo per tutelarsi consiste nel proteggersi dalle punture delle cimici.

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