Due aggressioni in poche ore al Policlinico Rodolico-San Marco riaccendono l’allarme sulla sicurezza negli ospedali. L’Ordine dei Medici: “Difendere chi cura è una priorità assoluta”
CATANIA – Torna al centro del dibattito il tema della sicurezza del personale sanitario dopo due gravi episodi di violenza avvenuti a poche ore di distanza all’interno dell’Azienda Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania. Un’escalation preoccupante che riaccende i riflettori su una problematica ormai strutturale nel sistema sanitario.
Il primo episodio si è verificato al pronto soccorso dell’ospedale San Marco, dove un medico è stato colpito con un pugno da un giovane paziente subito dopo la dimissione. L’aggressore è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali. Il secondo caso ha coinvolto invece un infermiere in servizio presso il presidio Rodolico, aggredito da un uomo che tentava di accedere forzatamente all’area riservata alle emergenze. Il sanitario ha riportato lesioni con una prognosi di cinque giorni.
A esprimere una ferma presa di posizione è l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Catania, che ha manifestato piena solidarietà ai professionisti coinvolti.
«Condanniamo con assoluta fermezza questi episodi – dichiara il presidente dell’Omceo, Alfio Saggio –. È inaccettabile che chi ogni giorno si impegna per garantire cure e assistenza ai cittadini debba lavorare in condizioni di rischio e tensione. Non si può uscire di casa per svolgere il proprio dovere e trovarsi esposti ad aggressioni fisiche e verbali».
Il presidente sottolinea come tali atti non colpiscano solo i singoli operatori, ma mettano in discussione l’intero sistema sanitario: «Aggredire un medico o un infermiere significa minare le fondamenta del rapporto di fiducia tra cittadini e sanità. È un attacco alla professionalità, alla competenza e al senso di responsabilità che reggono il nostro sistema di cura».
Non basta più, secondo l’Ordine, limitarsi a esprimere indignazione. Servono interventi concreti e immediati: «Accogliamo positivamente i recenti provvedimenti normativi, come l’inasprimento delle pene e l’arresto in flagranza differita, ma non sono sufficienti. Occorre rafforzare la sicurezza nei reparti più esposti, garantire controlli efficaci e mettere il personale nelle condizioni di operare con serenità».
Fondamentale, inoltre, è un cambiamento culturale: «La sicurezza non si costruisce solo con le norme, ma anche attraverso una maggiore consapevolezza civica. È necessario promuovere il rispetto per chi lavora in sanità e il valore del sistema pubblico».
Il messaggio dell’Omceo è chiaro e diretto: «Ai nostri medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari vogliamo ribadire che non sono soli. L’Ordine è al loro fianco. Difendere chi cura significa tutelare il diritto alla salute di tutta la comunità».












