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Sanità:”Al via, entro il mese di aprile, l’annunciato progetto sperimentale, previsto dall’Ausl Romagna”

Prevede la nascita di strutture ambulatoriali totalmente coordinate dagli infermieri, per gestire i casi dei pazienti meno gravi

A questo punto sarebbe opportuno, continua De Palma, che lo stesso Ministro Schillaci tenga ben presente il recente monito del Ministro degli Esteri

«Si tratta, di protocolli sperimentati già ampiamente a livello internazionale in altre realtà europee ben più avanti della nostra, dove, da lungo tempo, l’accresciuta autonomia degli infermieri, riconosciuta dalla collettività e fondata sulla grande competenza e responsabilità, è legittimamente progredita verso attività ben più complesse di collaborazione tra medici e infermieri, per il bene della crescita dei sistemi sanitari e il miglioramento delle prestazioni offerte ai pazienti»

ROMA 3 FEBB 2023 – «Apprendiamo con favore che entro aprile partirà ufficialmente il progetto sperimentale dell’Ausl Romagna che prevede, per ora per le sole aree di Rimini e Riccione, la nascita di una vera e propria realtà ambulatoriale all’interno degli ospedali.

Si tratta di poli infermieristici che vengono sviluppati per supportare l’attività dei pronto soccorsi, guidati appunto da un team di professionisti infermieri, con medico di supporto, finalizzati a decongestionare l’affollamento nei presidi di pronto intervento, ed affidando, al personale di questa ambiziosa struttura, i casi dei soggetti meno gravi.

Parola d’ordine è quindi alleggerire il peso di quei pronto soccorsi che sono sottoposti anche a oltre mille accessi di pazienti al giorno, in Emilia Romagna, così come in numerose altre regioni italiane, laddove, a causa della carenza di personale e delle lacune strutturali di cui paghiamo pesantemente lo scotto in prima persona, non solo nei periodi delle grandi festività, ma anche nei normali fine settimana, si registrano accessi che gli operatori sanitari non sono in grado di supportare.

Il risultato? Code infinite al Pronto Soccorso, con testimonianze che hanno raccontato ore di attesa arrivate addirittura in doppia cifra. Una grande fetta di responsabilità per questa situazione, però, è da imputare a una concezione errata dello scopo dei Pronto Soccorso, che esistono per assistere soprattutto i casi di maggiore gravità, mentre è ormai diffusa la prassi di recarsi in ospedale anche per questioni di “poco conto”: sono i cosiddetti ‘codici bianchi e verdi’, che portano a una saturazione dei Pronto Soccorso e, di conseguenza, a un rallentamento generalizzato del sistema».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

Per far fronte a queste criticità, l’Ausl Romagna ha deciso di intervenire proprio sui codici bianchi e verdi, quelli di minore gravità. Si tratta di un progetto sperimentale che, confermato la scorsa estate dall’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini, consiste nella realizzazione di un ambulatorio infermieristico operativo all’interno del Pronto Soccorso, al fine di affidare agli infermieri i codici di minore gravità e, in questo modo, alleggerire l’attività ordinaria della medicina d’urgenza.

Un approccio già presente in altre realtà nazionali e internazionali, che in Romagna diventerà operativo a Rimini e Riccione (e che rappresenta, di fatto, una prima prova del servizio che verrà svolto dalle Case della Salute previsto dal Pnrr Missione 6). L’avvio all’ospedale Infermi di Rimini è previsto entro il prossimo aprile e, nell’attesa, è imminente l’inizio dell’attività formativa per il personale infermieristico.

«Non abbiamo dubbi, continua Antonio De Palma, che si tratti della nascita di innovative realtà operative all’interno degli ospedali, che rappresentano anche un notevole impulso per lo sviluppo di quella sanità di prossimità che in fondo ha tra i suoi scopi primari non solo l’assistenza domiciliare, ma anche un proficuo rapporto con quella ampia casistica di pazienti meno gravi che possono essere gestiti senza pesare sui pronto soccorsi e senza necessità di ricovero. In linea, in fondo, con il concept della Missione 6 del PNRR.

Si tratta, come detto, di protocolli sperimentati già ampiamente a livello internazionale in altre realtà ben più avanti della nostra, dove, da lungo tempo, l’accresciuta autonomia degli infermieri, riconosciuta dalla collettività e conquistata sulla base dell’enorme bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze professionali, è legittimamente progredita verso attività ben più complesse di collaborazione tra tali professionisti ed i medici.

Tutto questo rappresenta il naturale sviluppo del processo di collaborazione tra le diverse professionalità sanitarie, mantenendo ben saldo il rispetto dei reciproci ruoli.

Si è dato così vita, di fatto, a quell’indispensabile sinergia, a quell’equilibrio di forze che, seppur basato, come detto, su ruoli e funzioni differenti, si rivela alla fine, il tempo lo dimostra, strumento indispensabile per la solidità di qualsiasi sistema sanitario moderno che punta ad una costante e graduale crescita.

Non comprendiamo, in tal senso, ma vale solo la pena di accennarlo, l’ennesima presa di posizione di taluni sindacati dei medici che, negli ultimi giorni, di fronte alla nascita di questo ambizioso e lungimirante progetto in terra romagnola, si sono sentiti in dovere, nuovamente, di porre in discussione, nei fatti, il ruolo infermieristico, dando ad intendere che le suddette realtà ambulatoriali, che nascono all’interno di un ospedale, coordinate dagli infermieri della medesima azienda sanitaria, per gestire i casi dei pazienti meno gravi che arrivano nei pronto soccorsi e decongestionare così il lavoro di tutti gli altri colleghi che lavorano “nelle trincee” dei reparti di pronto intervento, rappresentano l’ennesimo atto di lesa maestà nei confronti dei camici bianchi.

Siamo consapevoli di essere davanti, ad un progetto, quale quello della Regione Emilia Romagna, e ci auguriamo non rappresenti l’ennesimo caso isolato, che dimostra quella verve tipica di una buona “ricetta anti-immobilismo”, di cui prima di tutto i pazienti e la collettività hanno bisogno, per puntare al miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie.

Naturalmente tutto questo non può essere portato a termine senza valorizzare economicamente l’enorme carico di responsabilità a cui saranno sottoposti i nostri infermieri.

Nursing Up approva e sostiene la costante implementazione di modelli innovativi di assistenza infermieristica ai vari livelli, ma tutto questo faccia il paio, beninteso ed oltre la mera gloria, con i doverosi riconoscimenti economici da destinare ai nostri valenti ed onnipresenti operatori sanitari», chiosa De Palma.

 

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