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Scoperta la proteina che blocca il Parkinson

Grazie alla Michael J. Fox Foundation abbiamo una responsabile: si chiama Sinapsina 3 e dalla ricerche è emerso che la modulazione di questa proteina in pazienti affetti, potrebbe rivelarsi una strategia terapeutica fortemente innovativa.

Lo studio rivela la scoperta della proteina capace di bloccare il parkinson. Principale finanziatore della ricerca è  la Michael J. Fox Foundation, fondata dal noto attore di “Ritorno al futuro” che contrasse la patologia giovanissimo, a soli 31 anni. I risultati sono stati pubblicati all’interno della rivista scientifica specializzata Acta Neuropathologica.

Il team internazionale di ricerca è stato coordinato dagli scienziati italiani del Dipartimento di Medicina molecolare e traslazionale presso l’Università di Brescia, in collaborazione con il Centro per le neuroscienze e tecnologie sinaptiche dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con l’Ospedale Policlinico San Martino, l’Università di Padova e l’Università di Lund in Svezia.

Si chiama Sinapsina 3 e dalla ricerche è emerso che la modulazione di questa proteina in pazienti affetti potrebbe rivelarsi una strategia terapeutica fortemente innovativa. Infatti i ricercatori hanno scoperto che l’assenza della sinapsina blocca la formazione dei depositi proteici cerebrali responsabili dell’insorgere della patologia. Gli scienziati hanno potuto individuare il ruolo della Sinapsina dopo averne evidenziato insoliti accumuli nei pazienti affetti da parkinson. Una serie di esperimenti condotti su topi da laboratorio è emerso che il controllo della proteina potrebbe fornire un consistente strumento di cura della malattia. I roditori, trattati con un farmaco in fase di sviluppo, hanno manifestato assenza di accumulo di forme tossiche della proteina.

Il morbo di parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione progressiva che coinvolge le funzioni di controllo dei movimenti e dell’equilibrio, diffusa in tutto il mondo e su tutti i gruppi etnici.L’età media di esordio è 58-60 anni, ma il 5% dei pazienti può manifestare i primi sintomi tra i 21 e i 40 anni. La malattia è nota già da tempo immemore: in un testo di medicina indiana del 5000 a.c. sono spiegati  e descritti i principali sintomi, lo stesso in un testo di medicina cinese di 2500 anni fa. Il nome però deriva dal farmacista chirurgo James Parkinson, londinese che per primo descrisse nel  dettaglio i sintomi del morbo in un libro.

Nonostante sia ancora troppo presto per parlare di sviluppi clinici, la ricerca si rivela assai promettente anche perchè negli ultimi anni la lotta al parkinson sta facendo passi da gigante, grazie all’invenzione di alcune strumentazioni e tecniche specializzate come la MrgFUS – Magnetic Resonance guided Focused Ultrasound (Trattamento con Ultrasuoni Focalizzati guidati dalla Risonanza Magnetica) che consente di eliminare i tremori alla maggior parte dei pazienti. Un team di ricerca dell’università dell’Alabama ha inoltre recentemente scoperto il legame tra flora batterica intestinale e il Parkinson.

Un “Ritorno al futuro” più ottimista del previsto, almeno su questo fronte.

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