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Sesso: sette donne su dieci confuse sulla contraccezione emergenza

L’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere ha tracciato un’indagine su un campione di oltre 750 donne scoprendo dei dati interessanti

«Le donne italiane non hanno le idee chiare sulla contraccezione d’emergenza, un “piano B” a disposizione in caso di rapporto non adeguatamente protetto per scongiurare il rischio di una gravidanza indesiderata e dunque di una sua eventuale interruzione». Lo ha detto Francesca Merzagora, presidente Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. A scattare la più recente fotografia sulla conoscenza della contraccezione d’emergenza in Italia è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research, su un campione di 757 donne tra i 15 e i 45 anni.

La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza di questa “contraccezione del dopo”, il vissuto e le modalità di accesso. I dati rivelano che le italiane hanno una vita sessuale attiva, il 63 per cento delle intervistate ha dichiarato di avere rapporti regolari, e sono attente alla salute ginecologica: il 48 per cento si è sottoposta a una visita meno di un anno fa e il 24 per cento fra uno e tre anni fa.

Le donne si mostrano in generale consapevoli rispetto all’esistenza della contraccezione d’emergenza (87 per cento), anche se si segnala un gap tra le due diverse opzioni: la conoscenza della tradizionale “pillola del giorno dopo” è consolidata in tutto il campione, mentre un buon 20 per cento non ha mai sentito parlare della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, recentemente introdotta sul mercato. La conoscenza passa principalmente attraverso canali non scientifici, come i media e il passaparola tra amici e conoscenti che emergono come principali fonti di informazione, indicati rispettivamente dal 71 per cento e dal 65 per cento delle donne. Anche in questo caso il trend dell’uso di “Dottor Google” è rispettato, con sei donne su dieci che citano internet come canale informativo, indicato addirittura dall’80 per cento delle intervistate del centro-sud. Importante è il ruolo della comunicazione in ambito scolastico secondo una donna su quattro. Dall’indagine emerge che, anche se le donne sanno che esiste questa “contraccezione del dopo”, hanno un’informazione piuttosto sommaria e superficiale sulla modalità d’azione: il 70 per cento, infatti, non sa che, per impedire di avviare una gravidanza indesiderata, la pillola agisce ritardando o bloccando l’ovulazione, non avendo effetti abortivi. Le donne non hanno chiaro il corretto tempo di assunzione: solo la metà delle intervistate sa che dalla tempestività d’assunzione dipende l’efficacia del farmaco, da assumere quindi il prima possibile, e meno di una donna su dieci è a conoscenza che la “pillola dei cinque giorni dopo” è quella che garantisce maggiore efficacia. Nonostante dal 2015 le maggiorenni possano acquistare i farmaci per la contraccezione d’emergenza senza ricetta medica, ancora una donna su tre non sa che è possibile farlo in farmacia e parafarmacia, con il 9 per cento che pensa che sia dispensata solo in ospedale, e oltre un’intervistata su due non è al corrente che la prescrizione medica serva solo per le minorenni.

«La mancanza di conoscenza nasce dal fatto che la contraccezione d’emergenza è poco spiegata dal ginecologo nel corso della visita come un’opzione possibile quando altri metodi contraccettivi falliscono o ci si viene a trovare in situazioni a rischio», spiega Rossella Nappi, dell’Università di Pavia. È per questo che non si comprende la differenza nel tempo di azione delle due diverse pillole disponibili sul mercato e quanto sia importante invece definirle “pillola del prima possibile”. La mancanza di ricetta medica ha cercato di rispondere all’esigenza di un’assunzione rapida per garantire l’efficacia migliore. Purtroppo l’informazione “fai da te” genera un utilizzo a volte improprio che non aiuta le donne a vivere sessualità e riproduzione in modo consapevole e le allontana da un reale progetto contraccettivo che andrebbe sempre discusso con il medico».

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