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Home Salute

Siamo sempre più sterili, soprattutto i maschi. Le inquietanti rivelazioni della scienza

by desk8
22 Dicembre 2018
in Salute, Scienze
Reading Time: 5 mins read
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Negli ultimi 50 anni la capacità riproduttiva della nostra specie si è ridotta del 50 per cento. Non sono solo le donne ad avere problemi di fertilità, anzi, nella metà dei casi il problema deriva dallo sperma maschile. Un principio di estinzione?

(Internazionale)

Sarà che siamo tanti, troppi sul pianeta Terra, più vicini ormai alle erbacce infestanti che a creature in equilibrio con l’ecosistema. Sarà che la natura si serve dei più disparati metodi per arginare gli squilibri generati dalla nostra specie. Fatto sta che negli ultimi 50 anni la fertilità degli esseri umani si è pressocchè dimezzata. Un picco in discesa allarmante che non accenna ad arrestarsi. Un giorno, non molto lontano, avremo più nonni che nipoti. È questo l’avvertimento che lanciano i ricercatori dal nuovo rapporto, il Global Burden of Disease (Gbd), appena pubblicato su The Lancet, secondo cui dal 1950, anno in cui le donne avevano una media di 4,7 bambini, si è arrivati oggi a 2,4 figli per donna.  Ma la donna non è la sola ad essere coinvolta in questo agghiacciante processo di sterilizzazione di massa: uno studio rivela come in realtà sia lo sperma degli uomini ad essere sempre meno prolifero ed efficiente.  Mentre la popolazione globale è ancora in aumento, o meglio quasi triplicata: si è passati da 2,6 miliardi di persone nel 1950 a circa 7,6 miliardi di persone oggi.

Più precisamente, dal rapporto è emersa un’enorme variabilità tra i Paesi: quelli più sviluppati economicamente, compresa la maggior parte dei Paesi europei (Spagna Portogallo, Norvegia), Stati Uniti, Corea del Sud e Australia hanno tassi di fertilità più bassi (ogni donna ha in media meno di due figli). Per esempio, il tasso di fertilità a Cipro (il più basso registrato) è risultato di un solo figlio per donna, mentre in Niger (Africa occidentale) di circa 7,1 figli per donna, in media.

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In generale, secondo il rapporto, in quasi la metà delle nazioni (91) il numero di figli non basterebbe a garantire il livello di sostituzione (ossia il tasso di fertilità al quale una popolazione si sostituisce di generazione in generazione, in assenza di migrazione) mentre nell’altra metà (104 Paesi) è invece in aumento. “Abbiamo raggiunto questo spartiacque dove metà dei paesi ha tassi di fertilità inferiori al livello di ricambio, quindi se non si interviene queste popolazioni cominceranno a ridursi”, ha spiegato alla Bbc News l’autore del rapporto Christopher Murray, presidente dell’Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington. “Presto giugeremo ad un punto di transizione oltre il quale bisognerà affrontare il calo della popolazione”.

Perché il tasso di fertilità sta scendendo? Stando a quanto riporta la Bbc, questo calo non è dovuto a problemi di salute legati all’infertilità, ma viene invece collegato a tre fattori chiave: meno mortalità infantile (che significa che le donne hanno meno bambini), un maggiore accesso alla contraccezione e il fatto che le più donne abbiano un maggior accesso all’istruzione e al mondo del lavoro. Il calo dei tassi di fertilità, in un certo senso, quindi potrebbe essere interpretato come un successo. “Dato che le donne sono più istruite, hanno più opportunità lavorative e hanno un miglior accesso ai servizi sanitari, non sorprende che il tasso di fertilità sia calata tremendamente”, ha precisato Murray. La ricerca tende però a concentrarsi più sulla fertilità femminile che maschile, secondo una logica di genere ormai obsoleta. Richard Sharpe, specialista della salute riproduttiva dell’Università di Edimburgo spiega come “Qualsiasi ammissione di debolezza fisica o di malattia, infertilità compresa, è tabù per i maschi. Si dà per scontato che virilità e fertilità siano strettamente collegate. Il modo migliore per non dover ammettere di avere un problema di fertilità è non misurarla in modo preciso nell’uomo e scaricare la responsabilità sulla donna.”  

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Secondo una recente analisi sulla qualità degli spermatozoi nei paesi avanzati, tra il 1973 e il 2011 la conta spermatica è diminuita di uno sconcertante 50-60%. Spesso un numero ridotto di spermatozoi è indice di problemi di salute. In ogni millilitro di sperma ci possono essere più di 250 milioni di spermatozoi; se questo numero scende sotto i 40 milioni si parla di subfertilità, condizione che accomuna ad oggi il 40% dei maschi, quota che negli anni 30 rientrava in un modesto 15%. Perchè lo sperma sia fertile non è solo la quantità a contare ma anche la qualità. Uno studio condotto dall’equipe di Hagai Levine, della scuola di sanità pubblica Hadassah dell’università ebraica di Gerusalemme ha dimostrato come il numero di spermatozoi nei maschi statunitensi, europei, australiani e neozelandesi stia diminuendo drammaticamente. Inoltre anche la qualità degli spermatozoi sta calando, ovvero la motilità di questi ultimi, la capacità di nuotare fino a raggiungere la metà, si sta riducendo incredibilmente.

Ovviamente questi studi mettono in luce un aspetto controverso della nostra specie, manifestando una condizione abbastanza critica e in forte crescita. Immaginate se tra qualche decennio, tenendo conto dei ritmi a cui l’infertilità sta crescendo negli anni, ci ritroveremo con pochissimi individui in grado di procreare e con la restante parte della popolazione sterile. Questa prospettiva apre le porte a scenari al limite del fantascientifico ma in verità molto più attuali di quanto si pensi. Già la maternità surrogata è una realtà esistente e in espansione. Forse un domani per riprodurci avremo bisogno delle macchine, delle tecnologie e non ci basterà più la nostra sola natura. 

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Sulle tendenze attuali nel giro di pochi anni nei paesi avanzati ci saranno pochissimi bambini e molte persone di età superiore ai 65 anni ed sarà molto difficile sostenere la società. Basti pensare a tutte le profonde conseguenze sociali ed economiche di una società strutturata come quella con più nonni che nipoti.

Le cause di questa riduzione della fertilità umana sono ancora indefinite e molteplici, tuttavia ci sono buone ragioni di credere che i problemi di salute e di riproduttività siano strettamente connesse agli stili di vita e all’alimentazione. Bombardati come siamo da sostanze tossiche e cancerogene di ogni genere, respirando polveri sottili, nutrendoci di pesticidi che, come sappiamo, interferiscono con il sistema endocrino mandando in tilt i cicli ormonali e l’equilibrio del nostro corpo nel suo complesso, stiamo lentamente avvelenandoci e mettendo a repentaglio la nostra permanenza sulla Terra. Che fare? Nonostante, come  afferma il dottr Sharpe “ad oggi non abbiamo praticamente nessuna cura per i maschi che non sono fertili”, cerchiamo di non farci prendere dallo sconforto. Attenersi ad uno stile di vita il più sano possibile è il primo passo per tutelare la nostra specie. Esercizio fisico, alimentazione equilibrata e sana. Tutelando il nostro corpo tuteliamo il nostro stesso habitat. In realtà è molto più semplice di quanto si pensi, ciascuno si faccia difensore del proprio tempio corporeo e il resto verrà da sè.

Tags: infertilitàproblemi riproduttivisterilità umana
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