Il 13 per cento rimane stabile. Centrati i bersagli su vaccinazioni, ospedalizzazione inappropriata, percorsi oncologici e chirurgici, presa in carico della cronicità. Presentati oggi a Venezia i risultati della valutazione relativi al 2017

Venezia – Come vanno le performance dei sistemi sanitari regionali? Il 60 per cento delle Regioni migliora le sue prestazioni, nel 13 per cento dei casi sono stazionarie e solo il 27 per cento le peggiora. Le aree che vedono i risultati più positivi in termini di miglioramento sono le vaccinazioni, la riduzione dell’ospedalizzazione inappropriata, il percorso oncologico e chirurgico, ma anche la presa in carico della cronicità. Rimane critica l’appropriatezza nell’uso dei servizi di diagnostica per immagini e ci sono ancora margini di miglioramento significativi nei programmi di screening oncologico, con alcune regioni ancora in difficoltà. 
 
Anche quest’anno i ricercatori del Laboratorio management e sanità (Mes) dell’Istituto di management della scuola Sant’Anna di Pisa hanno presentato oggi a Venezia i risultati 2017 del Sistema di Valutazione dei Sistemi sanitari regionali.

Istituita a partire dal 2008, la collaborazione volontaria tra il MeS, 10 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) e le due province autonome di Trento e Bolzano ha permesso lo sviluppo e la condivisione di un sistema di valutazione delle performance dei sistemi sanitari regionali che si compone di più di 300 indicatori e che serve a monitorare la capacità di miglioramento della gestione dei servizi sanitari, ossia l’appropriatezza, la qualità dei processi e l’efficienza delle aziende. Queste misure a confronto e rese pubbliche sono di supporto  agli strumenti di governance a quelle regioni italiane che vogliono lavorare in trasparenza, rendendo conto ai cittadini dei risultati conseguiti.

Il risultato più positivo in termini di miglioramento degli indicatori l’ha ottenuto il Veneto dove il 60 per cento registra un trend positivo. Sopra il 50 per cento di positività in più ci sono anche Toscana, Puglia, Liguria, Trento e Umbria.

Il maggior trend negativo (la percentuale maggiore di indicatori peggiorati) si registra a Bolzano (36 per cento contro il 47,2 per cento di quelli migliorati). Gli indicatori “in zona rossa” sono quelli delle cure domiciliari, di alcuni tipi di ospedalizzazione e del consumo di antibiotici, anche se quasi sempre sono registrati comunque in miglioramento.

La richiesta di maggiore autonomia di molte regioni italiane – ha commentato Sabina Nuti, responsabile del Laboratorio Mes-Sant’Anna – deve accompagnarsi con un rinnovato impegno negli strumenti di misurazione dei risultati, nel confronto sistematico, nella pubblicazione dei dati. Noi come ateneo pubblico siamo onorati di supportare le regioni che aderiscono al network in questo percorso virtuoso e su base volontaria”.
  
L’appuntamento di Venezia ha offerto inoltre un tavolo di confronto per misurarsi sul delicato rapporto tra i processi di innovazione nell’organizzazione delle cure e il relativo sviluppo dei sistemi di valutazione delle performance, aprendo il dibattito, condotto da Domenico Mantoan della Regione Veneto, ad una prospettiva europea, grazie al coinvolgimento di discussant quali Federico Paoli (Structural reform support service, European Commission) e Josep Figueras (Director of the European Observatory on Health Systems and Policies).

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