Alessia Lai, Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Carla Veo, Maciej Tarkowski, Claudia Balotta, Massimo Galli e Gianguglielmo Zehender: questi nomi nel giro di poche ore sono diventati famosi in tutta Italia. Sono loro, un team di ricercatori dell’ospedale Sacco di Milano, ad aver isolato il ceppo italiano del coronavirus. Anzi, Sars-cov2, come andrebbe chiamato in termini scientifici. “Covid-2019 è la malattia, Sars-cov2 è il nome del virus visto che appartiene per il 70% alla famiglia di Sars e Mers ed è appunto un coronavirus” specificia Alessia Lai. La giovane biologa ricercatrice del Sacco abita a Parabiago e ogni giorno trascorre insieme a colleghi e colleghe oltre 12 ore nei laboratori dell’ospedale legnanese.
Tutto il panico di questi giorni è giustificato?
«Il Sars-cov2 non è un’influenza, ma non è neanche un patogeno a pericolosità elevata. Se mi sta chiedendo se ho imposto misure di emergenza alla mia famiglia, la risposta è no. I miei genitori non hanno neppure comprato mascherina o disinfettanti particolari. Il consiglio è quello di seguire le regole base dettate dal Ministero, ma senza chiudersi in casa. Bisogna condurre una vita normale. E indossare la mascherina se non si è infetti è perfettamente inutile. La mascherina serve solo a non trasmettere un virus che già si ha, non a non contrarne uno che non si ha»
Alessia, visto il panico che si sta diffondendo in questi giorni, voi ricercatori siete considerati un po’ dei supereroi…
«Non esageriamo (ride, ndr). Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Certo, in questi giorni un po’ più intensamente e con una maggiore frenesia rispetto al solito. Arriviamo alle 8.30 in ospedale e ne usciamo alle 21. Da venerdì le nostre giornate sono così. Anzi, in realtà da qualche giorno prima perché abbiamo cominciato con la preparazione della linea cellulare».
Quanto è pericoloso questo virus?
“Non va sottovalutato, ma non moriremo di questo”. …continua

