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Archeologi del Dna, trovano nel genoma le spie del passato

Come in uno scavo archeologico, i genetisti sono andati a cercare segnali dal passato nel Dna dell’uomo moderno, scoprendo ‘racconti’ di antiche migrazioni e incroci. L’analisi dell’Università di Tartu, in Estonia, è stata condotta su 565 individui provenienti dall’Asia meridionale e ha permesso di ricostruirne il genoma arcaico. Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution, è stato coordinato da un italiano, Luca Pagani, ricercatore a Tartu e all’Università di Padova.
    I ricercatori hanno scoperto che alcune porzioni del Dna non si sono mescolate come avviene normalmente durante la fusione di due popolazioni, in questo caso gli Indiani autoctoni e gli Asiatici occidentali. “Quando due popolazioni si mescolano, di solito lo fanno con le stesse proporzioni in tutto il genoma”, spiega all’ANSA il ricercatore italiano. “In questo caso, invece, alcune regioni sono rimaste più autoctone e altre molto meno – prosegue – suggerendo che abbiano rivestito un ruolo cruciale nell’adattamento all’ambiente e siano quindi state selezionate nel corso dell’evoluzione”. 
   

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