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Coronavirus, nell’ospedale di Varese 7 robot aiutano i medici

Sono sette i robot che da un paio di settimane stanno aiutando i medici e gli infermieri dell’Ospedale di Circolo di Varese a monitorare malati con Covid-19 ricoverati nei reparti di isolamento, misurandone i parametri vitali e rispondendo alle loro domande, in modo da farli sentire anche un po’ meno soli nel lungo isolamento che devono afffrontare. I robot sono di due tipi e lavorano uno nel reparto

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di malattie infettive, e gli altri sei in quello di Medicina ad Alta Intensità.

Il primo si chiama Ivo ed è un tablet sostenuto da un’asta montata su ruote, può muoversi per le stanze e viene comandato a distanza dal personale sanitario tramite computer o smartphone. Con un sistema di videochiamate mette in comunicazione il personale con i pazienti, permettendogli di vedersi a vicenda. Medici e infermieri possono anche controllare i parametri del malato visualizzando il monitor accanto al letto. “Ivo era stato progettato per consentire ai bambini malati di leucemia di partecipare alle lezioni. In questo caso è stato modificato per permettere di seguire i malati da remoto, evitando al personale sanitario il tempo della vestizione, e riducendo il consumo di dispositivi di protezione”, spiega Paolo Grossi, direttore del reparto di malattie infettive. Ivo è stato donato da un’azienda varesina, la Elmec, che lo ha modificato per quest’emergenza e ne farà avere presto un altro.

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Gli altri sei robot hanno l’aspetto di un bambino. Sono i robot Sanbot Elf. Uno di loro doveva essere tra i protagonisti della mostra del Mudec ‘Robot, The Human Project’ mai aperta. Così l’azienda produttrice, la start up veneta Omitech, ha deciso di donarlo all’ospedale, insieme ad altri 5. Come spiega Francesco Dentali, direttore del reparto di Medicina ad Alta Intensità, “la loro presenza cerca di risolvere un’esigenza che è sorta nel prendersi cura di questi malati: il lungo isolamento”. Anche se per ora rimangono fermi nella stanza, oltre a permettere il monitoraggio a distanza possono anche far parlare e vedere medici e infermieri con i malati.(ANSA).

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