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Gli aghi sotto accusa nelle allergie da tatuaggi – VIDEO

Dopo le sostanze presenti nei colori, per la prima volta anche gli aghi vengono messi sotto accusa nelle allergie da tatuaggi: durante l’applicazione dagli aghi si liberano nichel e cromo, che penetrano nella pelle e viaggiano nel sangue raggiungendo i linfonodi. A scoprire il fenomeno è la ricerca condotta presso il Centro europeo per la luce di sincrotrone Esfr (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble. Pubblicata sulla rivista Particle and

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Fibre Toxicology, la scoperta si deve allo stesso gruppo coordinato da Ines Schreiver, dell’Istituto Federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr), che nel 2017 aveva osservato che gli inchiostri possono liberare particelle capaci di viaggiare nel sangue.


Le ricercatrici Ines Schreiver e Julie Villanova al lavoro sull’esperimento che ha dimostrato che gli aghi utilizzati per i tatuaggi liberano nanoparticelle (fonte: ESRF)

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Sempre più di moda in tutto il mondo, i tatuaggi hanno conquistato, secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, anche molti italiani. Sono infatti quasi sette milioni le persone in Italia che ne hanno almeno uno, ma dalla stessa indagine risulta anche che il 3,3% del campione intervistato ha avuto un effetto collaterale, a partire dalle allergie. Le reazioni allergiche da tatuaggi sono infatti comuni, ma finora gli esperti credevano che la colpa fosse solo degli inchiostri.

Ora si è scoperto che nella sicurezza dei tatuaggi è coinvolto anche altro: “non si tratta solo di usare attrezzature sterili o controllare gli inchiostri usati – rileva Hiram Castillo, dell’Esfr – ora scopriamo che l’usura degli aghi ha un impatto”. Di solito gli aghi per tatuaggi contengono il 6-8% di nichel e il 15-20% di cromo, entrambi fattori sensibili per le allergie.

Gli studiosi sono arrivati agli aghi mentre approfondivano il precedente studio. Esaminando campioni di pelle e linfonodi prelevati da persone tatuate, utilizzando il più potente dei microscopi, ossia la luce di sincrotrone, hanno notato che contenevano particelle di ferro, cromo e nichel le cui dimensioni variano da 50 miliardesimi di metro a 2 millesimi di millimetro. Stavamo cercando il legame tra ferro, cromo, nichel e inchiostri”, osserva Schreiver. Ma analizzando campioni di inchiostro i ricercatori non hanno trovato tracce di tali particelle metalliche, “quindi – prosegue – abbiamo pensato agli aghi”.


Le ricercatrici Ines Schreiver e Julie Villanova al lavoro sull’esperimento che ha dimostrato che gli aghi utilizzati per i tatuaggi liberano nanoparticelle (fonte: ESRF)

Per dimostrare l’abrasione dell’ago, i ricercatori hanno tatuato campioni di pelle di maiale, dimostrando che le particelle di metallo sono presenti nella pelle soprattutto quando si usa il biossido di titanio (un pigmento bianco, spesso miscelato in colori vivaci verde, blu e rosso). Per confermare l’abrasione dell’ago, il gruppo ha quindi esaminato un ago prima e dopo l’applicazione di un tatuaggio usando la microscopia elettronica a scansione.


Rappresentazione grafica della liberazione delle nanoparticelle liberate dagli aghi utilizzati per i tatuaggi e capaci di viaggiare nel sangue (fonte: ESRF)

“Non c’è dubbio che le particelle di metallo derivino dall’ago del tatuaggio e vengono liberate dalla pura azione meccanica delle particelle di inchiostro”, afferma Bernhard Hesse, della società Xploraytion e dell’Esrf. Le nanoparticelle di biossido di titanio infatti sono più abrasive rispetto a quelle degli altri inchiostri. Tuttavia, rilevano i ricercatori, ulteriori indagini devono essere condotte per valutare chiaramente l’impatto sulle allergie: “questi sono effetti a lungo termine che – osserva Schreiver – possono essere valutati solo in studi che monitorano la salute di migliaia di persone nel corso di decenni”.

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