Potrebbero salire da 10 a 12 milioni di euro, i fondi stanziati dalla Commissione europea per mettere il turbo alla ricerca sul coronavirus. La flessibilità del 20% del budget potrebbe essere usata per rendere operativi prima della fine di aprile più progetti rispetto ai 3-4 inizialmente previsti dal bando straordinario lanciato il 31 gennaio nell’ambito del programma Horizon 2020. Lo afferma Giorgio Clarotti, della Direzione Generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea.

“Abbiamo ricevuto 91 proposte di progetti, di cui almeno una ventina di grande interesse: se il panel di esperti dovesse individuarne più di 3-4 davvero meritevoli, potremmo aumentare il budget di 2 milioni”, spiega Clarotti a margine della riunione della Community Life Sciences, la piattaforma di riferimento per la ricerca e l’innovazione nelle scienze della vita creata da The European House-Ambrosetti. “Il 15% dei progetti presentati è a guida italiana, segno che la nostra ricerca è una garanzia di qualità”.

I progetti, secondo quanto previsto dal bando, dovranno approfondire quattro aspetti: innanzitutto dovranno cercare di capire come i coronavirus fanno il salto di specie e perché alcuni diventano infettivi mentre altri no; dovranno poi cercare nuove terapie, puntare allo sviluppo di un vaccino e affrontare l’impatto sociale della diffusione del virus.

“Lunedì inizieremo la selezione dei progetti candidati, con un panel composto da almeno una ventina di esperti per fare ancora più in fretta: ogni progetto dovrà essere valutato da almeno tre esperti di tre Paesi diversi”, spiega Clarotti. “La valutazione, che solitamente richiede 2-3 mesi, sarà fatta in un solo mese, in modo che nel mese successivo possano già essere fatti i contratti: in questo modo i progetti potranno essere operativi prima della fine di aprile”.

Tappe serratissime, dunque, come del resto è stato anche per l’attivazione del bando. Grazie ai meccanismi già oliati con la precedente emergenza Ebola del 2014, “questa volta siamo riusciti a pubblicare il bando per il coronavirus in meno di un mese dalla dichiarazione dell’emergenza da parte dell’Oms, un record se pensiamo che solitamente ci vuole un anno”, conclude Clarotti.

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