Le eruzioni vulcaniche avvenute circa 201 milioni di anni fa, nel Triassico, hanno reso il clima rovente causando l’estinzione di circa la metà delle specie viventi. Si calcola che la quantità di anidride carbonica (CO2) emessa da quegli eventi sia simile a quella complessiva prevista nel XXI secolo. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dal gruppo internazionale coordinato da Manfredo Capriolo, dell’Università di Padova. Lo studio potrebbe aiutare a capire i possibili scenari futuri del clima, se i livelli di gas serra dovessero continuare a salire.

“La ricerca si concentra sulla cosiddetta Central atlantic magmatic province, una delle più estese province magmatiche della Terra, con vulcani che hanno eruttato nello stesso periodo su un’area grande come l’Europa”, ha detto all’ANSA Capriolo. Analizzando le rocce dei vulcani del Triassico in Marocco, Portogallo e Nord America, gli autori dello studio hanno individuato elevate quantità di CO2, imprigionate in minuscole inclusioni di vetro vulcanico. La loro idea è che l’emissione di anidride carbonica dai vulcani abbia portato all’aumento del livello dei mari e della temperatura globale, e a all’acidificazione degli oceani.

Queste avverse condizioni climatiche, aggiungono gli esperti, hanno probabilmente contribuito all’estinzione di fine Triassico, che 201 milioni di anni fa portò alla scomparsa di circa la metà delle specie marine e terrestri. “I risultati – precisa Capriolo – ammoniscono sul fatto che emissioni di CO2 simili a quelle previste per l’immediato futuro, sebbene in un mondo ben differente da quello attuale, portarono a una delle cinque più devastanti estinzioni di massa della storia della Terra. Un aspetto – conclude lo studioso – che dovrebbe farci riflettere sul nostro futuro prossimo”.

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