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Inquinamento spaziale. Non ci bastava la nostra Terra, ci siamo spinti oltre l’atmosfera

Centinaia di milioni di detriti di ogni dimensione circondano il nostro pianeta. Dovesse passare un extraterrestre chissà come ci rimarrebbe nell’assistere alla danza dei rifiuti degli umani. Ci facciamo riconoscere in tutta la galassia.

Siamo campioni di produzione di spazzatura, ma non solo sulla Terra, anche perchè ormai un pianeta non ci basta più. Quando pensiamo al nostro pianeta visto dallo spazio, ci immaginiamo una bella sfera azzurra e verde, roteante su sfondo buio pesto. La realtà però è leggermente diversa.

Correva l’anno 1957 ed  era il 4 ottobre quando il mondo assistette al lancio del primo satellite artificiale nello spazio. La Russia battè tutti sul tempo e il noto Sputnik segnò per sempre la storia delle avventure oltre atmosfera. Sputnik significa “compagno di viaggio” e in effetti da quel giorno i satelliti crebbero e accompagnarono sempre più l’uomo, diventando numerosi e sempre più invasivi.

Da allora sono stati lanciati nello spazio più di 4000 satelliti, un esercito metallico che avvolge il nostro pianeta e che comincia a creare seri problemi alla viabilità oltre l’atmosfera.

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Ecco come appare la Terra vista da fuori: una sfera, anzi un geoide a dire il vero, ammantata da migliaia di frammenti di ogni forma e dimensione, che per effetto dell’attrazione gravitazionale sono spinti in un moto perpetuo attorno al nostro pianeta, viaggiando a velocità supersoniche.

La gravità li attrae, facendogli compiere orbite via via sempre più basse, sempre più vicine, finchè non si schiantano a terra. Tanto è maggiore la distanza del detrito dall’atmosfera, quanto maggiore sarà il tempo di permanenza nello spazio.

Le stime sostengono che oggi centinaia di milioni di detriti spaziali si muovono nella nostra regione del sistema solare, costituendo una reale minaccia sia per gli astronauti sia per noi sulla terra ferma. Solo nel 2017 sono stati lanciati in orbita dalle aziende commerciali, dai dipartimenti militari e civili oltre 400 satelliti, numero destinato a crescere nel tempo.

Oltre ai satelliti recenti, ci sono i detriti di vario genere accumulati nel corso dei decenni, alcuni dei quali ormai noti: c’è il guanto che un astronauta del Gemini 4 perse durante la prima passeggiata nello spazio, la macchina fotografica persa da Michael Collins durante la missione Gemini 10, ma anche razzi, pezzi di navicelle, parti di satelliti generate da collisioni.

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Lo scorso 2 luglio, il satellite CryoSat-2 era in orbita come al solito, a poco più di 700 chilometri al di sopra della superficie terrestre. Ma quel giorno, i controllori di missione dell’Agenzia spaziale europea (ESA) si sono resi conto di avere un problema: un detrito spaziale si stava scagliando incontrollabilmente verso il satellite da 140 milioni di euro, che controlla i ghiacci presenti sul pianeta.
Mentre gli ingegneri tracciavano i percorsi di entrambi gli oggetti, le possibilità di una collisione aumentavano lentamente, costringendo i controllori della missione a intervenire. Il 9 luglio, l’ESA ha acceso i propulsori di CryoSat-2 per spingerlo in un’orbita più alta. Appena 50 minuti dopo, i detriti sono sfrecciati a più di 4,1 chilometri al secondo.

Nel 2009 due satelliti ormai inattivi da decenni si sono scontrati tra loro generando una miriade di frammenti, che ora minacciano gli altri satelliti in orbita poiché viaggiano a velocità elevatissime.

Gli esperti spaziali sostengono che se continuiamo così entro pochi decenni non sarà più possibile inviare nulla nello spazio, neppure effettuare missioni poiché le orbite saranno talmente sature da impedire anche il solo passaggio di vetture aerospaziali. Incredibile credere come, nonostante le nostre strabilianti capacità di inventare e progettare, non riusciamo a prevedere le conseguenze delle nostre creazioni.

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Per fortuna gli ingegneri della Airbus Defence and Space stanno progettando degli arpioni per catturare i detriti spaziali. Dei veri e propri cacciatori di spazzatura pensati per recuperare i detriti più grossi, come il satellite dell’agenzia spaziale europea ormai in disuso dal 2012 e orbitante come un fantasma attorno al pianeta.

Questi arpioni catturerebbero i detriti con dei bracci robotici per dirigerli verso l’atmosfera in modo tale da fargli prendere fuoco e distruggerli. Il resoconto di questa storia ci mostra la nostra incapacità di regolamentare la forsennata corsa verso uno sviluppo che finisce con il ritorcersi contro di noi. Sia fuori che dentro la nostra grande casa, stiamo seminando i pericolosi resti di un agire privo di buon senso. Non ci bastava inquinare la Terra, anche lo spazio dobbiamo devastare ?

 

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