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Le lacrime: di gioia o di dolore? Spesso la risposta è incerta

Non si piange allo stesso modo in ogni epoca. Alla fine dell’Ancien Régime e fino al Romanticismo, le lacrime scorrono abbondanti. Uno spettacolo teatrale che non faccia piangere è un fiasco. Il trattato di una suora

Per secoli sono state nascoste, celate agli occhi degli altri, vissute in solitudine quasi come fossero una vergogna; oggi, in un’epoca di trasparenza mediatica dei sentimenti, le lacrime sono esposte quasi sfacciatamente. Represse o straripanti, possono essere dolci e calme, oppure tese e amare; le lacrime hanno a che fare con il corpo, con la mente, con la fantasia e l’intelligenza, lavano gli occhi, lo sguardo ma anche il cuore.  Il senso delle lacrime prova a spiegarlo Anne Lécu, in un trattatello (Edizioni San Paolo) di quella che definisce ”meteorologia interiore”.

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E di lacrime l’autrice se ne intende, coniugando la sua consacrazione religiosa (è suora domenicana) al lavoro di medico presso un carcere dell’Ile de France. Dunque, consapevole di quanto possa, a volte, essere consolatorio un pianto, che ci porta a riscoprire di essere sensibili, vivi, l’autrice ci racconta come i poeti, i pittori e i musicisti hanno riconosciuto meglio di altri l’importanza delle lacrime, e la loro capacità di dirci qualcosa sull’uomo. Soprattutto ci dicono qualcosa dello spirito del tempo. Oggi, ad esempio, si accettano le abbondanti lacrime di quei «confessionali» che sono i reality, mentre nella vita reale si piange poco e, se possibile, discretamente. Gli uomini, soprattutto.

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Infatti, non si piange allo stesso modo in ogni epoca. Alla fine dell’Ancien Régime e fino al Romanticismo, ricorda l’autrice, le lacrime scorrono abbondanti. Uno spettacolo teatrale che non faccia piangere è un fiasco. Eppure, al momento della Rivoluzione Francese, alcuni autori sollevano critiche contro quella pietà finta che si può comprare e diventa addirittura politica. E si giungerà ben presto a condannare quelli che piangono troppo facilmente delle disgrazie altrui – soprattutto chi è sospettato di avere idee monarchiche. Pian piano, dopo la Rivoluzione Francese, il pudore si trasforma in aridità, come se il cambiamento di sistema politico si ripercuotesse fin nell’espressione lacrimale.

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Ora, la modernità ama il controllo, ma «Chi non piange non vede», scriveva Victor Hugo, riconoscendo alle lacrime un potere sovversivo che potrebbe essere uno dei motivi per cui nei secoli in molti hanno tentato di controllarle, spiegarle, estinguerle. E se sono importanti e liberatorie le lacrime di tristezza, quelle di felicità ”appartengono all’eternità” spiega Anne Lécu ”nessuno ci può rubare quegli attimi, anche quando sono passati”, restano sempre da qualche parte. ”Sono una porta aperta su un’altra scena”.

Fonte: ansa.it

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