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Si prepara la Google Map del cervello, decine di progetti

 Decine di progetti in tutto il mondo per arrivare a ottenere la più preziosa delle mappe: quella del cervello umano. E’ lo strumento al quale si sta lavorando da 25 anni e che adesso si è sviluppato al punto da annunciare una vera e propria rivoluzione nella psichiatria e in future terapie per le malattie neurologiche. “Stiamo ricostruendo una sorta di Google Map del cervello, che ci permette di conoscerne l’architettura come Google Map permette di farlo nelle città”, ha detto Pietro Pietrini, direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio e Diagnostica molecolare dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e presidente del congresso mondiale della Organizzazione per la mappatura del Cervello umano (Ohbm), in corso a Roma fino al 13 giugno.

“Adesso è possibile vedere in azione il traffico che viaggia lungo i fasci di fibre e osservare quello che accade nel cervello durante una malattia o quando viene somministrato un farmaco”, ha detto ancora Pietrini. All’inizio i progetti che lavoravano alla mappa del cervello erano molto pochi, ma oggi le cose sono decisamente cambiate e, dagli Stati Uniti alla Cina, si lavora a diversi progetti. Tra i più famosi e ambiziosi a livello internazionali c’è quello che punta a ricostruire la mappa delle connessioni nervose, il cosiddetto “connettoma“. Tutti insieme, questi risultati promettono di aprire nuove strade per cure più mirate ed efficaci.

Una delle prime discipline a risentire di questa rivoluzione sarà, secondo Pietrini, la psichiatria, grazie a “diagnosi non più basate solo sull’osservazione, ma sulla misura”, ha rilevato Pietrini. “Finora – ha aggiunto – uno dei grandi problema della psichiatria è stato la concordanza delle diagnosi, ma riducendo il divario tra l’attività mentale e il riscontro diretto di quanto accade nel nel cervello si avvicina la psichiatria alle altre branche delle neuroscienze”.

Le conseguenze di questo cambiamento sono importanti, soprattutto nell’ambito della psichiatria forense. Notevoli le implicazioni anche per quanto riguarda la riabilitazione in neurologia, ad esempio per le persone colpite dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), che hanno enormi difficoltà nel comunicare: conoscere meglio l’architettura del cervello permette adesso di “decodificare i segnali del cervello in modo visibile per una macchina” e di elaborare di conseguenza, ha detto l’esperto, interfacce cervello-computer più efficienti.

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