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Un Consiglio Europeo per rilanciare la corsa allo spazio

Rilanciare l’Europa come potenza spaziale, rafforzare il mercato unico e affrontare le nuove sfide connesse all’evoluzione tecnologica: sono alcuni temi discussi nella prima parte della conferenza sulle politiche spaziali europee, la due giorni che si tiene ogni anno a Bruxelles con esperti del settore, politici, rappresentanti delle maggiori realtà industriali.

La commissaria Ue al mercato interno, Elzbieta Bienkowska, ha proposto di istituire un Consiglio spaziale europeo, sul modello di quanto sta avvenendo in altri Paesi e, ha aggiunto, si prevede inoltre di rafforzare il legame fra le attività spaziali con il settore della difesa.

“Dobbiamo avviare un processo per definire una visione europea dello spazio”, ha spiegato, ricordando che “gli Stati Uniti hanno un Consiglio nazionale per lo spazio che fa riferimento direttamente al presidente. Perché allora – ha rilevato – non possiamo avere anche noi un Consiglio europeo per lo spazio che faccia capo al Consiglio europeo e al suo presidente?”.

Presente il vicepremier e ministro degli Esteri del Belgio, Didier Reynders, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di mantenere “il livello di ambizione più elevato” possibile per le politiche spaziali. Invece, secondo la commissaria Ue all’Economia digitale, Mariya Gabriel, “serve una strategia chiara per l’eccellenza tecnologica”, dallo spazio fino alla difesa.

A partecipare anche l’amministratore delegato di Telespazio e coordinatore delle Attività spaziali di Leonardo, Luigi Pasquali. Commentando con l’ANSA la proposta di destinare 16 miliardi di euro nel bilancio Ue alle attività spaziali dopo il 2020, Pasquali ha sottolineato che “il Parlamento Ue sta affinando in meglio la proposta della Commissione” e che si sta “andando nella direzione giusta”.

“Con questo budget – ha spiegato Pasquali – la Commissione europea gestirà gli sviluppi e i progressi di due grandi programmi, che sono Copernicus e Galileo”. Tuttavia, secondo l’ad di Telespazio, “a questa importante componente si somma molto poco”, perché Copernicus e Galileo “prendono la stragrande maggioranza dei 16 miliardi” e resta un “piccolo sforzo, circa mezzo miliardo, rivolto ad altro”.

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