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Braccialetti, maschere e visori: la tecnologia che aiuta le scuole ad affrontare il covid-19

Braccialetti o ciondoli che vibrano se gli alunni stanno troppo vicini tra loro. Semafori che bloccano l’accesso a luoghi ambiti da molti, come il bar, se si è raggiunta la capienza massima. Penne che spruzzano vapore igienizzante. La riapertura delle scuole ha già scatenato la fantasia tecnologica di aziende innovative, spesso startup. Tutte alla ricerca di soluzioni per rendere più sostenibile la sfida che attende docenti, studenti e

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le loro famiglie.
Alcune scuole hanno cominciato a testare i prodotti, ma sarà certo l’autunno il banco di prova per una loro eventuale adozione di massa. Senza dimenticare l’app Immuni, che potrebbe giocare un nuovo importante ruolo nelle prossime settimane.

Braccialetti, maschere e visori: la tecnologia che aiuta le scuole ad affrontare il covid-19

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Braccialetti e ciondoli che vibrano

L’ultimo arrivato è K-Y-D. Un bracciale bluetooth appena lanciato proprio per il pubblico delle scuole da Rethink Future, startup italiana. Una volta indossato, è in grado di segnalare la presenza di altri K-Y-D nelle immediate vicinanze. K-Y-D (acronimo di “Keep Your Distance”) vibra, si illumina ed emette un bip quando rileva altri dispositivi nel raggio di un metro. Questa tecnologia, come altre simili, cerca di rispondere alla domanda: bene i famosi banchi mobili per tenere le distanze in classe; ma come assicurarle nelle aree comuni, corridoi e (appunto) bar? Abbinato al braccialetto, la scuola può adottare anche una piattaforma web integrata che utilizza K-Y-D per monitorare ingressi e uscite degli studenti e le presenze in una determinata area. E così controllare il rispetto del divieto di assembramento. In questi giorni sono partite le prime sperimentazioni con un liceo classico e un’università, entrambi di Roma. Le scuole possono chiedere di personalizzare il bracciale con vari sensori (opzionali), come quello per rilevare la temperatura corporea. Il dispositivo è costì in grado di generare un alert se si supera la soglia impostata (37,5 gradi, tipicamente). Si noti che queste soluzioni indossabili, per le scuole, non prevedono uso di dati personali né tracciamento del singolo studente.
Simile il funzionamento del ciondolo bluetooth indossabile, creato dalla siciliana Volcanic School. Come spiegano i produttori, “al superamento della distanza di sicurezza il dispositivo può emettere segnali luminosi, sonori e vibrazioni, secondo le preferenze, in modo da avvisare chi lo indossa della prossimità ad un altro compagno. Allo stesso tempo anche l’altro studente viene avvisato indipendentemente”. La soluzione può essere abbinata a hot spot Wi-Fi per controllare il numero di persone che permangono in una certa area. Un’opzione, pensata più gli ospedali ma utilizzabile anche da grandi scuole e università, prevede un sensore che monitora la qualità dell’area. E che, in caso di problemi, manda un alert automatico per attivare impianti di sanificazione degli ambienti (ozonizzatori, purificatori al plasma, aspiratori eccetera).
Tra i pionieri, figura l’Istituto Luzzago, scuola paritaria di Brescia. Per garantire il distanziamento degli studenti quando non si trovano in classe ha già annunciato che fornirà un dispositivo a ciascuno dei suoi circa 350 allievi e al personale. Installerà anche un semaforo per limitare l’accesso al bar (luce rossa, ovviamente, quando si è raggiunta la capienza massima e quindi nessuno vi può più entrare). Luzzago utilizza i prodotti della ferrarese Fidelitas. Tutti i produttori di questi dispositivi sono partite a venderle in ambito business nei giorni del lockdown; per poi passare anche al mercato delle scuole in vista della loro riapertura. Un crescente numero di aziende, soprattutto fabbriche e magazzini, sta infatti cominciando a adottare i dispositivi indossabili di questo tipo. Tra gli altri, quelli prodotti da Engineering o dalla marchigiana Vesta.

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Maschere e visiere

E se invece delle mascherine, che dovrebbero arrivare in massa nelle scuole, gli studenti e i docenti indossassero visiere? Sono più costose, ma anche più comode. E questo aspetto farà la differenza, soprattutto per i bambini. Ne sono convinti alcuni esperti, come Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Per lo stesso motivo ha scelto le visiere la scuola primaria di Kinugawa a Nikko, circa 100 chilometri a nord di Tokyo. Le consiglia a scuola anche uno studio di ricercatori americani, pubblicato sulla rivista scientifica Jama. Un po’ di ricerca italiana c’è anche sulle visiere. Nasce così Drop, che integra anche una mascherina, della ragusana Cappello Group. È realizzata anche grazie a fondi europei, che hanno permesso l’acquisto delle risorse tecnologiche necessarie a realizzare il prodotto, più sofisticato della tipica mascherina o di una comune visiera. È in materiale termoplastico, morbida, leggera e trasparente. Tutte le sue parti sono riutilizzabili all’infinito.

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Ma anche le semplici mascherine diventano meno semplici quando vi si applica un po’ di ricerca e sviluppo. Italiana anche in questo caso. Cappello Group ha lanciato anche una mascherina fatta ad hoc per la scuola. In varie versioni. Drop Joy, disegnata per i volti dei bambini dai tre-quattro anni sino agli 11 anni. Drop Small e Drop Large sono realizzate per gli alunni di età superiore e per tutto il personale della scuola. Tutti i prodotti Drop sono dispositivi medici, in morbida gomma anallergica con filtri intercambiabili. Italiana è anche iMask, della siciliana iMask Srl. La mascherina è di materiale termoplastico, di tipo FFP3 (standard di protezione più elevato), e trasparente; può essere utilizzata all’infinito (bisogna solo cambiarne il filtro, una volta al mese) e costa 15 euro. Lo scopo di queste soluzioni riutilizzabili è anche evitare l’impatto ambientale delle mascherine usa e getta.
 

Penna igienizzante

A corredo dei prodotti utilizzabili a scuola, stanno apparendo penne igienizzanti, di varie marche. Oltre a scrivere, possono spruzzare nell’ambiente e sulle mani un vapore disinfettante.

Immuni

Infine, per quanto la si tenda a sottovalutare, anche l’app Immuni può essere uno strumento utile a bloccare focolai covid-19 che possono nascere nelle scuole. È il parere ufficiale del Comitato tecnico scientifico istituito dal Governo per affrontare l’emergenza. “Il Cts – si legge in una nota inviata pochi giorni fa al ministero dell’Istruzione – ritiene che l’impiego congiunto di azioni di sistema, di monitoraggio clinico laboratoristico, dell’applicazione Immuni costituisca uno dei punti chiave della strategia complessiva di prevenzione e monitoraggio del mondo della scuola”.
 Fonte www.repubblica.it

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