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Didattica in presenza ed emozioni sopite, “Porte aperte per la scuola”

ROMA –  Ventotto enti, che sono dieci associazioni, due cooperative, undici istituti scolastici, tre enti locali, un’università e una fondazione, si sono messi insieme per creare un progetto – Doors, Porte aperte – e un percorso per l rientro di bambini e ragazzi a scuola.

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Con il convincimento che “l’educazione non è in capo alla scuola, ma a tutta la comunità”, il progetto Doors vuole individuare nuove opportunità di apprendimento che “possano rispondere alle esigenze nate in questo periodo e possano superare le differenze di accesso alle opportunità didattiche”. Il pubblico cui è destinato, si capisce, sono

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gli adolescenti e post-adolescenti dell’area del disagio.

In Italia 9,8 milioni di minori, il 16,8 per cento dell’intera popolazione, hanno interrotto le normali attività scolastiche per l’emergenza Covid-19. “L’aumento della povertà educativa è abbinata a fenomeni di disuguaglianza nelle opportunità di apprendimento, crescita e sviluppo. Il nostro tessuto sociale è messo duramente alla prova e rischia concretamente di frammentarsi proprio nel momento in cui è chiamato a far fronte ad una vera e propria “progettazione del ritorno”. In Italia il numero dei minori che abbandona la scuola potrebbe continuare a crescere entro la fine dell’anno, come ha già raccontato il report globale “Save our education” di Save The Children. Elisabetta Melandri, presidente di Cies onlus, dice: “E’ importante promuovere l’educazione alla cittadinanza mondiale e a comportamenti eco-sostenibili per ampliare e rendere più ricchi e attuali contenuti e metodi educativi”

Sono cinque le proposte che il documento “A Porte Aperte” vuole far arrivare alla comunità educante. Si va da “la didattica in presenza insostituibile, ma che può essere integrata con moduli a distanza” all’importanza dell’ArtEducazione che “può contribuire a ridurre la povertà educativa e favorire l’emersione e la condivisione di emozioni sopite e represse, dal periodo appena trascorso”. Si ribadisce, quindi, che “la scuola, luogo di separazioni disciplinari e approfondimenti verticali, ha bisogno di allinearsi con spazi di approfondimento orizzontali, i cosiddetti presidi territoriali”. La nuova figura dell’ArtEducatore – che Doors sta sperimentando – può essere lo snodo tra questi due livelli. Ultimi due punti: creare alleanze tra i servizi socio-sanitari e i servizi socio-educativi per contribuire attivamente alla lotta alla marginalità sociale, digitale, linguistica. Che si è aggravata con il lockdown.

Fonte www.repubblica.it

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