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E se le scuole avessero a disposizione un budget educativo?

PFP. Sta per progetti formativi personalizzati. Una nuova sigla nella giungla di sigle che popolano la scuola? Di quello non si sentiva la mancanza, di ciò che invece c’è dietro quella sigla sì. E molto. Perché i Progetti Formativi Personalizzati con Budget Educativi sono davvero una novità per la scuola italiana, potenzialmente in grado di innovare radicalmente l’approccio al tema della povertà educativa. Il cuore dell’innovazione sono i Budget Educativi, dei budget assegnati alle scuole che li utilizzeranno sulle classi che stenderanno – coinvolgendo i ragazzi, le famiglie, il territorio – e realizzerano un piano di attività educative per contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e offrire una più ampia cornice di opportunità agli adolescenti in crescita (Piani Educativi per l’Adolescenza – PEA).

“PFP, Progetti Formativi Personalizzati con Budget Educativi” è un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini e finanziato con il fondo per il contrasto della povertà educativa minorile (“Bando adolescenza”): conta su 48 partner in 9 regioni italiane e coinvolgerà circa 100 classi, per un totale di 2.000 ragazzi, da Trieste a Torino, dalla Calabria alla Puglia.

«Abbiamo mutuato il budget educativo dall’esperienza del budget di salute per le malattie croniche degenerative», esordisce Angelo Moretti, direttore generale del Consorzio Sale della Terra e coordinatore generale del progetto PFP. «Il principio, in quel settore, è che se non si interviene sui determinanti sociali delle salute, nessuna riabilitazione funziona. Il nostro welfare invece spesso è ancora impostato in maniera dicotomica, con una spesa enorme per la riabilitazione ma pochi risultati in uscita. Nel budget di salute invertiamo l’approccio, partendo dal migliorare i determinanti sociali della salute di una persona, tutto il contesto in cui quella persona vive: dove abita, l’affettività, la socialità, il lavoro… non è un progetto di cura ma di presa in carico olistica». Il budget di salute raccoglie in un unico luogo tutte le risorse necessarie per realizzare questo progetto individuale, comprese quelle economiche. Un punto di regia, unico, anziché tanti pezzetti e rivoli frammentati, nella migliore delle ipotesi dispersivi, nella peggiore contrastanti. La Caritas di Benevento per esempio, ha convolto con successo alcuni pazienti adulti con disagio psichico, anche in uscita da OPG, in Progetti Terapeutico Riabilitativi Individualizzati con Budget di salute. E partendo da qui diversi comuni firmatari del patto manifesto “Comuni del Welcome” hanno preso già l’impegno di applicare i Budget di Salute in tutte le situazioni di disabilità, di malattie cronico degenerative, problemi di dipendenza patologica, sofferenti psichici, minori con disagio.

Ecco quindi il passaggio alla povertà educativa. Diverso ambito, medesimo approccio (qui lo spiega l’esperto Angelo Righetti). «Nei territori sappiamo che la differenza tra ricchi e poveri è molto forte, e che le attività pomeridiane degli adolescenti risentono fortemente della situazione economica delle famiglie: gli indici dicono inoltre con chiarezza che con la povertà correlano obesità e sovrappeso, mancanza di impianti sportivi, tempo di utilizzo del cellulare… Stiamo assistendo a un impoverimento delle chances offerte alle persone vulnerabili, per cui gli adolescenti che non possono permettersi una vita culturale attiva la accantonano per il cellulare. I voti a scuola sono solo un sintomo del disagio, mentre il rapporto fra scuola e disagio è ancora oggi essenzialmente sanzionatorio, rispetto alla vita sociale non impatta».

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