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La scuola superiore? La scelgo in base al bus che c’è

Ma se il 10,3% dei ragazzi residenti in Italia tra 14 e 18 anni vive in un comune interno senza scuola superiore statale, questa percentuale sale sopra il 34% in Trentino e sopra il 27% per la Basilicata e il Molise. Servono trasporti pubblici quindi. Ma in alcune delle regioni con tanti ragazzi in area interna, le scuole non sono più collegate dai mezzi interurbani. Tra queste ad esempio il Molise che ha il 60% di ragazzi nelle aree interne e solo il 33% di edifici raggiungibili.

Scegliere una scuola in base al bus che ti ci porta

Di fatto, si chiede il report, quanto ci mette un ragazzo che abita in un’area interna per raggiungere la scuola ogni mattina? E quali scuole può raggiungere più facilmente? «È una questione particolarmente importante per gli studenti delle superiori, perché può avere un’influenza rilevante sulla decisione del percorso scolastico successivo alla licenza media e può essere anche un disincentivo alla prosecuzione degli studi, come dimostra la dispersione sopra la media nelle aree interne». Si tratta di un aspetto molto difficile da valutare con i dati a disposizione, se non ricostruendo caso per caso, partendo dal singolo territorio. Per esempio a Francavilla in Sinni, in provincia di Potenza, circa 4.000 residenti, vivono 216 ragazzi in età di scuola superiore. Quali scuole superiori statali hanno a disposizione questi ragazzi? Nella prima mezzora di tragitto possono raggiungere tre scuole: 2 licei e un tecnico. Solo con almeno 35-40 minuti di percorrenza l’offerta si allarga ad altre 5 scuole: 1 liceo, 1 professionale e 3 istituti tecnici. Oppure Guardia Perticara, sempre in provincia di Potenza, 500 anime. Con il 31,8% della popolazione tra 15 e 24 anni con solo la licenza media, non inseriti in nessun percorso di istruzione o formazione, al censimento risultava il primo comune per uscita precoce dal sistema educativo, tra quelli ultraperiferici della regione e il terzo, tra tutti i comuni della Basilicata. Oggi ha 23 ragazzi in età di scuola superiore. Che opportunità formative hanno? A circa un quarto d’ora di distanza si trova un istituto tecnico. Poi serve almeno mezzora per raggiungere un’offerta educativa più ampia, con 2 licei, 1 professionale e un istituto tecnico.

«Con il secondo rapporto sulla povertà educativa minorile in Italia abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sulla presenza e accessibilità dei servizi per i minori nel nostro Paese. Il lavoro dell’Osservatorio Openpolis- Con i Bambini è molto importante per due motivi», ha spiegato Carlo Borgomeo presidente dell’impresa sociale Con i Bambini. «Da una parte la conoscenza sempre più approfondita e puntuale del fenomeno della povertà educativa è indispensabile per orientare le attività promosse dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, dall’altra contribuisce in modo decisivo all’azione di advocacy, che resta un obiettivo centrale della nostra iniziativa. Aggredire in modo puntuale e organico il fenomeno della povertà educativa minorile, non riguarda solo la sfera dei diritti, seppur importante, ma anche il tema dello sviluppo del Paese».

«In un Paese dove l’ascensore sociale è rotto e due terzi dei bambini con i genitori senza diploma resta con lo stesso livello d’istruzione, è indispensabile un forte investimento sull’educazione, intesa in senso lato, dalla scuola ai servizi rivolti ai minori», ha commentato Vincenzo Smaldore, responsabile editoriale Openpolis. «Purtroppo l’Italia è quintultima in Europa per spesa in istruzione, con appena il 3,9% del Pil. Molto al di sotto della media europea del 4,7%. Un quadro generale preoccupante ma che al suo interno contiene numerose ulteriori criticità, come le differenze fra le aree del Paese. Profonde disuguaglianze ci sono fra Centro e Periferia; fra Nord e Sud; fra comuni più connessi e aree interne».

Per Stefano Tassinari del coordinamento nazionale del Forum del Terzo Settore «avere accesso ad una educazione di qualità è non solo un diritto fondamentale, ma la prima strategia di azione efficace contro la crescita esponenziale delle diseguaglianze e della povertà. È necessario un piano di contrasto alla povertà educativa che convochi attivamente le nostre comunità, e tutte le persone che le abitano. Solo così si può immaginare una politica di contrasto alle diseguaglianze che sia ambiziosa, anche nell’essere volano di nuovo sviluppo, civile ed economico». Mentre nelle conclusioni dell’incontro Stefano Buffagni, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente Comitato Indirizzo Strategico del Fondo, ha evidenziato come «dal Rapporto emerge un quadro impietoso e disarmante dell’Italia, dove la scarsa mobilità sociale in atto in questi anni si ripercuote principalmente nella crescita dei bambini. Scuole e asili sono, devono essere, la base per ricucire il Paese. Le scuole devono rappresentare un forte strumento di livellamento sociale e questo deve partire dalla garanzia per i minori di avere maggiori servizi e opportunità. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile è uno strumento necessario per intervenire in quella fetta di povertà che riguarda i più piccoli e le loro famiglie. È compito nostro, della politica, delle istituzioni mettere in campo azioni concrete per combattere qualsiasi forma di povertà, a partire dai minori. Per questo il sostegno del Governo al Fondo non poteva e non può mancare e, aggiungo, non mancherà mai».

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