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Aumentano i poveri in Italia, oltre 5 milioni nel 2017. E sono soprattutto giovani

Questa non è una buona notizia, ma è una notizia vera, e quindi buona, perché il senso del nostro sottotitolo è anche questo. Negli ultimi dieci anni i poveri sono aumentati del 182% e tra questi uno su due o è un minore o è un giovane

Aumentano i poveri in Italia. I numeri sono allarmanti e parlano di un “esercito” di persone: oltre 5 milioni. È quanto emerge

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dal rapporto della Caritas Italia 2018 su povertà e politiche di contrasto, presentato oggi, nella Giornata mondiale di lotta contro la povertà. Il numero dei poveri assoluti, ossia le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso, è passato dai 4 milioni e 700 mila del 2016 a 5 milioni 58 mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale. Esiste quindi uno “zoccolo duro” di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008, con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti. Dagli anni pre-crisi a oggi il numero di poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica. Nei numeri c’è una questione giovanile: da circa un lustro, infatti, la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età. Oggi i minori e i giovani sono le categorie più svantaggiate: nel 2007 era esattamente l’opposto. Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1 milione 208 mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112 mila (il 10,4%): oggi quasi un povero su due è minore o giovane

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Nella povertà si celano storie di solitudine

La povertà assoluta si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene in leggero aumento rispetto allo scorso anno, mentre si attesta su livelli molto elevati tra i nuclei con soli componenti stranieri (29,2%). Altro fattore decisivo per l’entrata in una condizione di povertà è la rottura dei legami familiari. In crescita, per la stessa ragione, anche il numero dei senza fissa dimora. L’indagine prende in considerazione come campione statistico le quasi 200 mila persone incontrate nei centri d’ascolto delle Caritas parrocchiali e diocesane. L’età media degli utenti è 44 anni. I giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano la classe più numerosa (25,1%); tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45-54 (29,3%) e 55-64 anni (24,7%); i pensionati costituiscono il 15,6%. Le persone incontrate risultano per lo più coniugate (45,9%) e celibi/nubili (29,3%)”. Il Rapporto denuncia un rilevante aumento delle storie di solitudine mentre, di contro, diminuiscono le situazioni di chi sperimenta una stabilità relazionale data da un’unione coniugale. Il 63,9% delle persone ascoltate, circa 89 mila persone, dichiara di avere figli. Tra queste, oltre 26 mila persone vivono con figli minori.

La scarsa istruzione principale fattore di povertà

Secondo il rapporto Caritas, tra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà vi è l’istruzione. Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2% al 10,7%). Al contrario i nuclei dove il “capofamiglia” ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6%). 
Oltre i due terzi delle persone che si rivolgono alla Caritas ha un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media (il 68,3%); tra gli italiani questa condizione riguarda il 77,4% degli utenti. La situazione dei giovani della fascia 18-34 anni desta ancor più preoccupazione: il 60,9% dei ragazzi italiani incontrati (fuori dal circuito formativo e scolastico), possiede solo la licenza media; il 7,5% può contare appena sulla licenza elementare. In stretta correlazione al tema dell’istruzione è poi la condizione occupazionale. I disoccupati ascoltati nel 2017 rappresentano il 63,8%; tra gli stranieri la percentuale sale al 67,4%. La Caritas però sottolinea come sia da ampliare e migliorare il reddito di inclusione (Rei) e non smontarlo “per dar vita – si legge a una nuova misura con un profilo radicalmente differente. Altrimenti si rischia di assestare un colpo fatale alla possibilità di avere politiche incisive contro la povertà nel nostro Paese”. 

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