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Il progetto del Policlinico Gemelli: diventare un polo ospedaliero di eccellenza

Competenze scientifiche ma anche etica, sensibilità e valori cattolici per essere sempre di più un ospedale per tutti. Il presidente Raimondi: “Offrire il meglio in un ambito di relazione e umanità con il paziente”

Roma – La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma aspira a qualificarsi come il miglior academic medical center in Italia e uno dei primi 10 in Europa per qualità clinica e capacità di trasferire la ricerca al letto del paziente. Obiettivo da raggiungere grazie alle competenze scientifiche e tecniche, sensibilità, etica e valori cattolici di un ospedale al servizio di tutti, che garantisce cure eccellenti e accessibili all’intera comunità con lo sguardo rivolto al futuro.

In occasione del Bilancio di Missione 2017, l’obiettivo del nuovo Piano Strategico 2018-2021 della Fondazione è di portare il Gemelli ad affermarsi come polo di assoluta eccellenza nell’attrazione di pazienti e risorse professionali e a essere un ospedale al servizio di tutti che cura le persone, non solo le loro malattie.

Il raggiungimento di questi risultati si collega alla programmazione necessaria per conseguire gli obiettivi di sostenibilità economica finalizzati a supportare gli investimenti di cui necessita un grande Policlinico, riconosciuto dal Ministero della Salute lo scorso 28 febbraio Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) per le discipline “Medicina personalizzata” e “Biotecnologie innovative”.

“La missione della Fondazione, quale Policlinico Universitario, quindi luogo di ricerca e di formazione, e quale struttura assistenziale cattolica, nei valori e nella pratica – afferma nella presentazione del Bilancio di Missione Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs – è quella di offrire ai pazienti eccellenza e alta specializzazione nelle cure, favorendo la costante evoluzione della medicina e formando i professionisti della sanità del futuro e insieme cercando di offrire un ambito di relazione, di umanità col paziente e la totalità delle sue fatiche e delle sue fragilità”.

“Quando si parla di malattia e di cure – aggiunge il presidentesi avverte subito la necessità di relazionarsi con le esigenze molto complesse di uomini, donne, giovani e anziani che avvertono tangibilmente minacciata la propria vita e che cercano un aiuto affidabile e accogliente non solo rispetto alla propria domanda di salute, ma anche rispetto alla propria inquietudine”.

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