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L’incubo è finito: Farah è al sicuro e Verona la abbraccia

Imprigionata e costretta ad abortire dai parenti pakistani: non volevano un figlio del suo fidanzato veronese. Ma il nostro governo l’ha riportata qui. Le prime parole di Farah: «mi avete trovata, grazie». Alfano: «Ora è in un luogo sicuro».

Verona – «E’ finalmente tornata a Verona, come era suo desiderio» Farah, la ragazza pakistana costretta dal padre ad abortire nel suo Paese d’origine. A dirlo è l’assessore comunale veronese Stefano Bertacco. «Faremo il possibile perche’, nella citta’ dove e’ stata dieci anni, possa lasciare alle spalle i difficili momenti passati e possa trovare serenita’ e tranquillita’. Il Comune aveva garantito la massima disponibilita’ ad accoglierla nelle sue strutture protette e cosi’ e’ avvenuto. Agiremo in costante confronto con la Questura, pronti a collaborare per qualsiasi necessita’ che garantisca l’incolumita’ di Farah. Siamo pronti anche per il sostegno psicologico di cui la giovane potrebbe avere bisogno per riprendere la propria vita nel modo piu’ sereno possibile. Capiremo meglio quali sono le sue necessita’ e bisogni e interverremo di conseguenza“, ha concluso l’assessore Bertacco.

L’angoscia per Farah e’ alle spalle, una nuova vita si apre davanti a lei, anche se l’incubo in cui era finita lascera’ cicatrici profonde che solo il passare del tempo potra’ curare. Farah e’ tornata a casa, con un volo che l’ha sradicata dalla terra dei padri per atterrare a Malpensa alle prime ore del mattino. La terra dei padri di Farah e’ il Pakistan, dove la 19enne di Verona era andata a trovare la famiglia di origine. Ma qui ha trovato solo inganni e dolore.
Quando e’ arrivata in Pakistan per Farah e’ iniziato il periodo piu’ buio della sua vita. Mesi di umiliazioni e vessazioni, culminati in un aborto che lei non voleva. La sua colpa era quella di portare in grembo un bimbo che la sua famiglia non voleva accettare, perche’ era il figlio di un ragazzo che ha l’unica colpa di non appartenere al loro clan: un giovane di Verona, evidentemente troppo diverso dalla comunita’ da cui Farah discende. E allora ecco il piano per farla rientrare, con l’obiettivo finale dell’aborto. Nel mezzo mesi di prigionia, con il dramma reso ancora piu’ atroce che a rappresentare i suoi aguzzini sono state le persone con le quali ci si dovrebbe sentire piu’ sicuri, protetti, coccolati: papa’, mamma, la sorella.

Il coraggio di Farah e’ stato tanto, l’ha preso nelle sue mani ed e’ diventata di nuovo padrona del proprio destino. E’ riuscita a mettersi in contatto con il fidanzato, il padre mancato del loro figlio mai nato, e con le amiche di sempre, tutte in Italia. Il suo coraggio e’ stato premiato, si e’ unito alla tenacia dei suoi soccorritori, che hanno attivato le autorita’ italiane.
La Farnesina e’ scesa in campo, si e’ messa in contatto con l’ambasciata d’Italia a Islamabad e quindi con la polizia pakistana che ha svolto fino in fondo il proprio dovere. E’ riuscita a trovare la ragazza, l’ha liberata e l’ha portata a casa, che in quel momento era la residenza dell’ambasciatore d’Italia in Pakistan.

«Grazie, grazie. Non posso crederci, mi avete trovata. Fatemi tornare subito in Italia», sono state le sue prime parole quando ha incontrato i diplomatici italiani. E cosi’ e’ stato, con quel volo che l’ha letteralmente portata verso la liberta’, toccata con mano questa mattina, quando alle 7.30 e’ atterrato all’aeroporto di Milano. «Farah e’ finalmente tornata in Italia e si trova adesso in un luogo sicuro. Grazie al lavoro diplomatico dell’ambasciata italiana a Islamabad e alla collaborazione con le autorita’ pakistane», ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Al sicuro, per potersi riprendere il proprio destino, leccarsi le ferite e riallacciare la vita da dov’era stata interrotta

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